Gioco
Doctor Jekyll e mister Livorno
Una metamorfosi pazzesca, dal paradiso all’inferno tra sfortuna ed errori. Ma il rigore su Greco grida vendetta
LIVORNO. Un lunedì di passione, trascorso a consumare preziose energie nervose utili a metabolizzare in fretta la sconfitta choc di Marassi. Un incredibile 2-4 figlio di una prestazione dai due volti. Ai limiti della perfezione nel primo tempo, tremebonda nella ripresa. Mimmo Di Carlo non ha posto tempo in mezzo e ieri mattina ha subito convocato al Centro Coni la squadra per il primo allenamento settimanale (come da protocollo), ma anche per parlarci su insieme ai ragazzi. Il gruppo è stato sottoposto alla visione degli highlights della sfida del 'Ferraris': un'analisi spietata a freddo (neanche troppo, per la verità, vista la notte insoimme di molti giocatori) alla ricerca degli errori che si sonoo rivelati fatali. Poi tutti in campo. Chi ha giocato contro i blucerchiati ha effettuato una sedutsa leggera per smaltire le tossine della gara. Per tutti gli altri allenamento normale.
Sole accecante e buio pesto. Sulla partita è stato già detto e scritto di tutto. Il Livorno del primo tempo è stato scintillante, luminoso come certe giornate di luglio a mezzogiorno. Poi è calata la notte. Di colpo. Il gol di Krsticic ha iniziato l'opera di demolizione delle certezze di una squadra che di colpo si è riscoperta fragile e, di nuovo, come accaduto contro il Verona, ha iniziato a vacillare fino al crollo totale causato da due autoreti: un inno alla sfiga. Per onestà intellettuale, tuttavia, non è possibile spiegare il rovescio del secondo tempo chiamando in causa la sfortuna. Qualcosa, in quegli stramaledetti secondi quarantacinque minuti ha smesso di funzionate. Un corto circuito, un tilt fatale che in serie A non è possibile registrare altrimenti gli altri ti mangiano vivo con la maglia e tutto.
Momento delicato. Un quarto alle quattro di domenica pomeriggio non eravamo salvi, ma ci sentivamo tutti un bel pezzo avanti. A fine partita non siamo retrocessi, ma è innegabile che la situazione si è complicata soprattutto sul piano psicologico. Adesso dobbiamo lavorare affinché non si trasformi nella sconfitta che ci fa abbassare la testa. Quei quattro gol incassati in meno di mezz'ora, non solo costituiscono un richiamo forte a una maggiore attenzione da prestare in fase difensiva, ma sono pure un fardello da gestire durante una settimana fondamentale perché ci conduce allo spareggio con il Bologna.
Tutti uniti. Adesso ognuno deve recitare la sua parte. La squadra che non può permettersi amnesie come quelle di domenica, i tifosi che comunque la loro prestazione di alto profilo la forniscono sempre, e pure la società che potrebbe praticare prezzi popolari in una giornata molto importante. Le dichiarazioni rilasciate domenica da Emerson sono confortanti: «Nello spogliatoio – ha detto – ho visto gente incazzata e non rassegnata”. Ecco. Tutti dobbiamo prepaparci allo scontro diretto con i rossoblu con la rabbia nel cuore. Il 4-2 finale non ha gettato nel dimenticatoio l'errore dell'arbitro Giacomelli di Trieste che sul 2-1 ha negato un rigore a Greco atterrato da Palombo che ha allargato volontariamente un braccio per stendere il centrocampista romano a due metri da Da Costa. Ci piacerebbe sapere perché appena una settimana prima per un contatto molto meno evidente tra Ceccherini e Pandev è stato accordato un rigore al Napoli. Così. Giusto per capire qual è il metro arbitrale.
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