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Il primo round è bianconero Allo “Stadium” viola ko ai punti

di Brunella Ciullini
Il primo round è bianconero Allo “Stadium” viola ko ai punti

La Juve domina un tempo e conquista la 14esima vittoria casalinga grazie al gran gol di Asamoah Fiorentina impalpabile per un’ora, poi la reazione con la traversa di Matos. Giovedì il bis in Europa

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TORINO. L’auspicio per i tifosi viola è che giovedì finisca meglio. Perché se l’1-0 subìto ieri contro la Juve potrebbe rivelarsi un risultato non proprio da buttare in chiave Europa League (il 20 marzo c’è il ritorno degli ottavi a Firenze e un ko di misura può essere rimediabile), sarà quanto mai dura uscire inviolati dallo Juventus Stadium se la squadra di Montella giocherà come nel primo tempo, pensando perlopiù a contenere senza costruire e colpire nonostante la presenza dal 1’ di Mario Gomez, ancora però lontano dal 100%.

Perché la Fiorentina, sotto nell’intervallo per la rete di Asamoah (mal controllato da Cuadrado e soprattutto da Diakitè) segnata con un bolide da destra deviato da Pizarro, si è svegliata solo nella ripresa con l’ingresso di forze giovani e fresche: Mati Fernandez per Anderson e in particolare Wolski per il deludente Pizarro e Matos per l’ex Bayern, pericoloso solo al 14’ del secondo tempo con un colpo di testa, preceduto dal gol annullato a Diakitè per un presunto millimetrico fuorigioco.

Decisione assai dubbia, che alimenterà nuove proteste e veleni senza contare che l’arbitro Orsato nei minuti finali ha ammonito a raffica quattro giocatori viola.

Come detto la squadra di Montella ha saputo creare un po’ di scompiglio in area avversaria specie negli ultimi 25’, con i tiri di Vargas e Wolski poi colpendo la traversa all’80’ con Matos di testa, creando un’altra occasione con lo stesso brasiliano e costringendo Buffon a un’uscita azzardata su Cuadrado e Conte a coprirsi togliendo fra gli altri Tevez.

Insomma, più incisivi in quei minuti che nel resto del match affrontato al piccolo trotto. Un finale di gara che ha lasciato qualche rimpianto pur riconoscendo la forza indiscutibile di questa Juve pur in una domenica in cui è parsa tirare un po’ il fiato.

E porterà Montella a rivedere certe scelte in vista della nuova sfida di giovedì quando tornerà a disposizione Borja Valero. Certo, nel proprio stadio la Vecchia Signora è un rullo compressore: dopo ieri è arrivata a 14 successi di fila eguagliando il primato del Torino di Pulici e Graziani ed è ormai vicina al terzo scudetto consecutivo: «Siamo campioni al 50%», ha detto Conte tenendosi stretto il gol di Asamoah, il terzo personale per il ghanese alla squadra viola.

La Fiorentina dal canto suo vive un momento delicatissimo come certificano gli appena 4 punti fatti nelle ultime 6 gare di campionato e il fiato ormai sul collo da parte delle inseguitrici Inter e Parma ieri vittoriose: il 4° posto comincia ad essere a rischio se Montella e i suoi non ritroveranno presto la via del successo.

Non è servita neppure la spinta dell’impresa centrata all’andata quando i viola riuscirono a ribaltare contro la Juve il doppio svantaggio fino a vincere 4-2 con tripletta di Rossi e gol di Joaquin, unico ko ad ora dei bianconeri in campionato. Purtroppo per i viola l’assenza di Pepito – che ha tifato dagli Stati Uniti dove prosegue la rieducazione - comincia a pesare sempre di più.

Basti pensare che da due gare la squadra non segna (ieri e contro la Lazio, due ko di fila) e nessuno degli ultimi 8 gol realizzati porta la firma di un attaccante. Se poi si affronta la Juve con un atteggiamento timido (e dire che Montella alla vigilia aveva chiesto ai suoi coraggio e personalità) allora tutto diventa ancora più difficile.

Ai bianconeri sono bastati 45’, con gli affondi di Vidal, Tevez e Asamoah (paratona di Neto su deviazione di Aquilani, tra i migliori per grinta e partecipazione), per legittimare il successo e vendicare la sconfitta di ottobre al Franchi.

Da segnalare infine quanto postato via Twitter dalla Vecchia Signora a gara ultimata: «Buona la Fiorentina a pranzo, ci rivediamo fra 4 giorni a cena». Una caduta di stile di cui francamente nessuno sentiva il bisogno.

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