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Livorno

Passo indietro di Perotti, dal campo alla scrivania

di Alessandro Bernini
Passo indietro di Perotti, dal campo alla scrivania

«Non potevo più stare, giusto fare così per rispetto di Di Carlo e del suo staff» Capozucca diventa il dirigente di riferimento tecnico. Due piani per giugno

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LIVORNO. Ci sono persone che capiscono, intuiscono, arrivano sempre un secondo prima. Attilio Perotti è stato un po’ l’anima del Livorno degli ultimi tre anni: prima ha salvato la squadra nell’anno della tragedia di Morosini, poi ha lavorato al fianco di Davide Nicola nella stagione favolosa promozione dalla B alla A, adesso è stato a lungo in prima linea nell’allestimento e nella gestione della squadra.

Ma qualcosa è cambiato. E Perotti ha preso una decisione per lui anche un po’ dolorosa, ma che comunque valuta la più adeguata per il bene del Livorno: niente più “campo”, niente più lavoro quotidiano al fianco di squadra e allenatore. Adesso farà a tempo pieno il dirigente in sede, occupandosi di presente e futuro societario, dedicando più tempo anche alla sua creatura ovvero il gioiellino del settore giovanile a Stagno.

I perché della scelta. Chiariamo subito: Perotti non è arrabbiato col mondo, anzi, è ben felice di lavorare per il Livorno. «Ho preso questa decisione - confida - perché era giusto così, soprattutto per rispetto nei confronti di Mimmo Di Carlo e del suo staff. Essere andato in panchina con la Roma e aver vissuto anche solo un paio di settimane da allenatore, poteva far cambiare la prospettiva con cui mi vedevano i giocatori. Un rischio che non volevo correre».

Fu un gesto “nobile” quello di accettare la panchina dopo l’esonero di Nicola, in quel momento l’alternativa era bere o affogare. Non tutti capirono, gli ultrà glielo dissero in faccia vedendo in lui l’alter ego di Spinelli. «Lo dissi in tempi non sospetti che quella decisione mi sarebbe costata cara, ma era per il bene del Livorno e penso di aver fatto la cosa giusta».

Di Carlo e Capozucca. Dunque adesso il dirigente di riferimento per Mimmo Di Carlo è Stefano Capozucca. Pure lui (come Perotti) con contratto che scade a giugno, anche se per i dirigenti è prassi abbastanza abituale. Resta naturalmente nello staff anche Elio Signorelli.

A seguire la squadra nelle trasferte è comunque il solo Capozucca, anche sotto questo profilo Perotti ha fatto un passo indietro.

Due progetti. Al momento insomma Attilio Perotti è diventato una sorta di “presidente” in loco.

Non è un caso che già stia lavorando anche per il futuro della società, in attesa naturalmente di conoscere le decisioni a fine stagione di Aldo Spinelli.

Ci sono già due progetti, o meglio due contenitori nei quali andranno inseriti nomi (ma qualcosa c’è già) e cifre. Ci piace però chiamarli “progetti” e pensare che esista una programmazione: mai dimenticare che il prossimo è l’anno del centenario.

Comunque, il primo progetto è per una nuova serie A con la conferma del nucleo-base e l’inserimento di altri giovani di qualità al posto degli attuali prestiti (ma un paio potrebbero restare); il secondo è per una serie B, «una serie B importante” come la definisce proprio Perotti, perché in effetti tra attuale rosa e giocatori in prestito, beh, il materiale c’è.

E Attilio Perotti che cosa farà a giugno, a fine stagione? «Sono a disposizione del presidente, deciderà lui. Sa che io sarei ben felice di continuare l’avventura con il Livorno perché ho dato e avuto tanto da questa città e da questa società. Comunque ne parleremo più avanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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