Lutto
Petrucci tuona contro il doping
«Che porcheria all’ospedale di Pistoia, un plauso a chi ha fatto pulizia»
PISTOIA. «Non uno, ma cento altri casi come quello di Pistoia». Non le ha mai mandate a dire Loretto Petrucci, 85 anni da compiere ad agosto, ex campione di ciclismo del passato. Ai suoi tempi, quando gareggiava, ebbe addirittura il coraggio di mettersi contro uno come Fausto Coppi, il Campionissimo. Figurarsi se ora non dice la sua su questa bruttissima storia di farmaci rubati per doping all’ospedale di Pistoia, la sua città. «Una vergogna - sbotta - , una cosa raccapricciante. Ma non mi meraviglio. Sapevo che il mondo del ciclismo era diventato invivibile, per questo cinque-sei anni fa ho lasciato perdere tutto. Mi sono ritirato quando nel 2008, prima dell’ultima Firenze-Pistoia da me organizzata, i corridori venivano a chiedermi se c’era o no l’antidoping. A loro interessava solo drogarsi. Fu la goccia che fece traboccare il vaso».
Da allora niente più corse, niente più interesse per lo sport che gli aveva regalato molte soddisfazioni, anche due vittorie della Sanremo. «Ai Mondiali di Firenze non mi sono mai fatto vedere - aggiunge - e come era andata la prova dei professionisti l’ho saputo solo al telegiornale. Non mi diverto più se penso che tutto è falsificato, tutto è fuori dalle regole...».
Per fortuna, secondo Petrucci, c’è ancora chi lavora, però, per fare pulizia: «Mi compiaccio con Maurizio Manzo e Antonio Fusco, rispettivamente questore e capo della squadra mobile di Pistoia, e con tutte le altre forze dell’ordine per l’ottimo lavoro svolto quando sono riusciti a smascherare quel gruppetto di infermieri che rubavano l’Epo dall’ospedale: «Siccome queste cose sono sicuro che accadano anche altrove - dice Petrucci - mi auguro che gli inquirenti facciano il loro dovere anche in altre parti. Voglio altri centro casi come quello di Pistoia».
Ma è possibile che il ciclismo non abbia mai pace? Che non ci sia uno spiraglio di luce in fondo al tunnel? Petrucci ha il suo suggerimento: «Ci vogliono altre politiche federali , nazionali e mondiali, e togliere di turno i cicloamatori. Non voglio cancellarli, sia chiaro, ma che vadano a fare delle belle girate in bici, non le corse. Non vanno cartellinati. Non ha senso che chi ha 40 anni o più faccia competizione. Buona parte del marcio viene da loro che poi commercializzano le porcherie che prendono».
Petrucci ha anche un pensiero per il compianto Marco Pantani: «Poveretto, è stato bruciato dagli amici. È finito nella trappola di chi voleva far soldi. Ma era un bravo ragazzo, lasciamolo riposare in pace».
Su Davide Cassani nuovo commissario tecnico: «Con le parole è sempre stato bravo ma ora bisogna parlare di meno e servono i fatti. Certo è che grandi campioni in giro per lui non ne vedo anche se un paio di giovani interessanti ci sono: Moreno Moser e Diego Ulissi».
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