Il Tirreno

Livorno

Quello spicchio di Vesuvio all’ombra dei 4 Mori

di Fabrizio Pucci
Quello spicchio di Vesuvio all’ombra dei 4 Mori

Viaggio tra i tanti napoletani che vivono a Livorno e domenica saranno al Picchi, qualcuno con il cuore diviso a metà. Si va verso i 13mila spettatori

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LIVORNO. "Napule è mille culure". Napoli è mille colori. La struggente canzone che un ispiratissimo Pino Daniele, partenopeo verace, le ha dedicato descrive alla perfezione le tante sfaccettature di una città unica, bella e impossibile proprio come chi vi è nato e magari, ha dovuto lasciarla per cercare lavoro altrove. La nostalgia è la compagna di un viaggio che non finisce mai anche per chi, nella scelta della seconda casa, è stato così fortunato da arrivare nella 'Napoli del nord', la nostra Livorno.

Luigi D'Ario è il direttore dell'Academy Livorno Calcio e, in previsione della sfida di domenica, ha il cuore diviso a metà. Parla con spiccato accento partenopeo. Se non fosse per qualche “dé” messo qua e là, non si direbbe che ormai è un livornese d'adozione. Sorride e quasi si commuove: «Napoli è mia mamma. Livorno la sorella maggiore, quella che mi ha visto crescere». La sua vita è fatta di cieli azzurri e tramonti amaranto: «Le due città si assomigliano. Con le debite proporzioni hanno gli stessi problemi, ma anche la medesima voglia di vivere. Condividono gli stessi valori di bontà, generosità e fratellanza. Qui mi sono subito sentito a casa. Non sono mai stato solo».

Napoletani a Livorno. Piazza della Repubblica come Piazza del Plebiscito, viale Italia come via Caracciolo. Sono oltre mille i napoletani a denominazione d'origine controllata che hanno messo su famiglia nella nostra città. Quest'anno tifano Livorno per 36 giornate su 38, ma contro le proprie radici no, non è proprio possibile andare. E allora domenica prossima, come il 6 ottobre scorso, saranno al fianco della squadra di Benitez. È normale, comprensibile. Basta fare un giro nelle pizzerie napoletane più rinomate della città per capire che il loro cuore è azzurro-amaranto. Alle pareti ci sono le foto di Maradona e Protti. Di Careca e Lucarelli. E forse non è neanche un caso che nel curriculum dei due giocatori più rappresentativi della storia amaranto ci sia anche un passaggio con la maglia del Napoli.

Molti dei tifosi azzurri di casa nostra erano iscritti al Napoli Club Livorno che negli anni ruggenti era arrivato alla bellezza di 360 affiliati. Era il loro periodo d'oro. Quello di Ferlaino presidente, di Maradona, dei due scudetti e del trionfo in Coppa Uefa nel 1989. All'epoca non c'era la copertura televisiva di oggi. Nella sede del club, in via Roma una quarantina di famiglie partoneopee si ritrovavano per ascoltare la radio: pranzo e “Tutto il calcio minuto per minuto”. Un campionato “visto' con gli occhi di Enrico Ameri e Sandro Ciotti. Il 10 maggio 1987, mentre Mango cantava “Bella d'estate”, Napoli diventava la più bella d'Italia e non solo per tre mesi: matematica certezza del primo scudetto e a Livorno carosello azzurro tra il simpatico apprezzamento di una città che invece all'epoca soffriva in C1. Oggi quel Club non esiste più. D'Ario spiega: «La discesa in serie C - ammette amaro - chiuse un epoca».

Dalle amichevoli al campionato. Il Livorno e il Napoli per molti anni hanno abitato su pianeti diversi. Dopo tante sfide estive (e una gara ufficiale, in Coppa Italia all'Ardenza nell'agosto 1987) si sono ritovati nel 2002 in serie B. Questione di congiunzione astrale.

Il Livorno stava completando la sua rinascita proprio nel momento del grande declino partenopeo. Per questo, spesso sono stati proprio gli amaranto ad avere la meglio. Accadde al San Paolo nel 2002 (rigore di Protti) e anche dieci anni fa all'Armando Picchi (3-0 griffato ancora dal Signore delle reti autore di una tripletta). Poi il mondo è tornato a girare per il verso giusto. Il Napoli è una big. Il Livorno lotta in serie A per la sopravvivenza. Le sfide sono calde e appassionate. E i tifosi corretti. In questi giorni si trovano insieme in coda ai botteghini e si sfottono, sempre sul filo della goliardia e senza eccessi, perché quanto a simpatia livornesi e napoletani sono entrambi da scudetto.

Allo stadio o davanti alla tv. Domenica pomeriggio Gigi D'Ario sarà al suo posto in tribuna: «Il Napoli ha già perso tanti punti con le piccole - dice - e a questo punto potrebbe lasciarne tre anche qui per contribuire alla salvezza del Livorno da dedicare a Spinelli e Signorelli che ci hanno sempre messo la faccia».

Sarà invece davanti alla tv Sergio Celentano. Come tanti altri napoletani seguirà la partita insieme a parenti ed amici. Anche lui parla con accento campano stretto: «Lo sport e la passione per il Napoli sono i capisaldi della mia famiglia. Amo Livorno dove sono nati i miei figli, ma domenica metterò la sciarpa azzurra sopra la tv e forza ragazzi, nella speranza che gli amaranto però possano centrare la salvezza».

Biglietti e orario. Anche ieri al “Punto Amaranto” si sono formate code con tanti napoletani in prima fila per comprare il biglietto. Domenica allo stadio sono attesi almeno 13mila spettatori.

Infine una curiosità. Questa specie di derby si gioca alle 18,30 per via delle maledette esigenze televisive. Quello è l'orario peggiore per chi lavora in pizzeria. Chi vuole mangiare una buona margherita, domenica, sappia che può trovarsi in una dependance dello stadio a metà tra curva nord e curva B. Con tanti saluti a quelle tifoserie che quando vengono a Livorno gridano: "Pare Napoli". Certo. E ne siamo pure orgogliosi.

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