Gioco
«Meno episodi di violenza nel calcio giovanile»
LIVORNO. All’interno del complesso meccanismo del calcio, soprattutto in quello provinciale, girano moltissime voci e la Federazione si trova costretta a chiarire diversi punti su cui si parla con...
LIVORNO. All’interno del complesso meccanismo del calcio, soprattutto in quello provinciale, girano moltissime voci e la Federazione si trova costretta a chiarire diversi punti su cui si parla con inesattezza. La delegazione provinciale livornese della Figc è una grande famiglia: «Abbiamo persone che hanno fatto la storia di questo ambiente - spiega il delegato Paolo Pasqualetti -. Nello Bartorelli, classe 1919, è un signore che da ottantuno anni milita all’interno della Federazione con incarichi sempre diversi diventando un veterano del settore». È insieme a lui ed a tutti i colleghi che Pasqualetti spiega alcuni punti su cui si è discusso molto per ribadire l’aspetto sociale delo sport.
Un dato significativo è quello rappresentato dal fatto che negli ultimi tre anni gli episodi di mancato fairplay sui campi si siano dimezzati: «Non esiste un mondo del calcio violento ma solitamente sono gli adulti ad avere barriere mentali - dice Pasqualetti -. Dai giovani dovremmo soltanto imparare. Dati alla mano giocatori, allenatori e dirigenti prendono sempre meno sanzioni». Apre una parentesi anche sulla figura dell’arbitro: «Trefoloni, presidente del CRA Toscana, sta lavorando molto sulle nuove generazioni di arbitri ed è giusto dare loro la possibilità di imparare senza essere sempre contestati».
La sicurezza e il pronto soccorso. Ecco altri due aspetti chiave. Già nel 2010, prima del dramma Morosini, la delegazione provinciale livornese in collaborazione con l’Asl di Arezzo, aveva lavorato per formare due medici che potessero insegnare come usare il defibrillatore: «Vogliamo dare una preparazione a trecentosessanta gradi a tutti coloro che militano nel mondo del calcio. Anche la Misericordia di Livorno si sta muovendo in questo senso».
Martina Parigi
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