Gioco
Inner dura solo 10” Il SuperG a Jansrud
Delusione azzurra. Miller dedica l’argento al fratello morto
«Non è sempre domenica, anche se oggi lo è». È l’ironia l’arma con cui il direttore tecnico della nazionale maschile di sci alpino, Claudio Ravetto, cerca di mascherare la delusione per la prestazione degli azzurri nei Supergigante.. Ci si attendeva Christof Innerhofer ma la sua gara è durata dieci secondi prima che una scivolata lo mettesse fuori causa. Si sperava in Peter Fill, ma un errore nella parte alta lo ha lasciato ottavo a 18 centesimi del podio. Più indietro Dominik Paris e Werner Heel, rispettivamente sedicesimo e diciassettesimo. Una giornata storta che comunque non macchia la prestazione generale del gruppo dei velocisti con le due medaglie di Innerhofer, argento in discesa e bronzo in supercombinata, a fare da cliegina sulla torta.
A festeggiare al traguardo è il norvegese Kjetil Jansrud, al primo oro olimpico in carriera, ma le luci della ribalta se le prende invece lo staunitense Andrew Weibrecht. Nessun podio in carriera in coppa del mondo ma due medaglie olimpiche in Supergigante, bronzo a Vancouver ed argento a Sochi. Un uomo nato per i grandi appuntamenti. Sul terzo gradino del podio salgono il canadese Jan Hudec e soprattutto Bode Miller, che a 36 anni conquista la sesta medaglia olimpica in carriera (primo americano a salire sul podio in tre edizione dei Giochi), ed alla fine si commuove pensando al fratello minore Chelone morto nel sonno lo scorso aprile.
In Casa Italia invece Christof Innerhofer prima sfoga la delusione «picconando» la neve con un bastone.
«Purtroppo è finita dopo pochi secondi, ero arrabbiato ma non perché non avevo preso la medaglia, semplicemente volevo fare la gara - dice l’azzurro, già due medaglie in questa edizione dei Giochi - credo che avrei potuto fare bene ma questo è lo sport», poi si gode la sua grande Olimpiade. «Si apriranno anche altre porte di un mondo che mi piace (quello della moda e dello spettacolo, ndr) - dice - sono un ragazzo che vive in montagna ma amo pure la città. Le prossime Olimpiadi? Vediamo. Prima penso ai mondiali del prossimo anno di Breaver Creek su una pista che mi piace molto». Se «Inner» si mangia le mani per non aver praticamente partecipato alla gara Peter Fill si rammarica per un errore nella parte alta del tracciato che lo lascia giù dal podio per diciotto18 centesimi.
«In generale non ho fatto una brutta discesa ma sapevo che per la medaglia non sarebbe bastato. Peccato - racconta - vado a casa senza medaglie ma non sono il solo. Ci ho provato e sono contento di quanto ho fatto».
Sul pendio di Rosa Khutor infatti è tempo di arrivi e partenze. I velocisti salutano mentre gli specialisti delle discipline tecniche si preparano a scendere in pista. Il Dt Ravetto, dopo aver promosso i discesisti, si augura di potersi togliere delle soddisazioni anche con loro. «Non arrivando da favoriti si può gareggiare senza pressione». Una speranza condivisa da tutto il clan azzurro.
A 36 anni è ancora lì, lì nel mezzo, fin che ce n'è. E da dare Bode Miller ne ha sempre tanto, per copertine di giornali e per la neve che lo accompagna da una vita: ancora sul podio, anche a Sochi, perchè dopo le delusioni nella libera e in supercombinata l'americano vince il bronzo in SuperG, la sua sesta medaglia olimpica.Lo sci lo ripaga sempre con medaglie e titoli, questo è un podio liberatorio: perchè l'anno passato è uno di quelli che segnano la vita per sempre. Ai Giochi qui in Russia lo statunitense è arrivato con il dolore per la morte choc del fratello Chelone, 29enne snowboarder. «Mi manchi» le parole twittate dall'americano, che già aveva mostrato le lacrime per il bronzo conquistato. «È uno dei giorni più emozionanti della mia vita - dice Miller - sono stati due anni pesanti, la morte di mio fratello, gli infortuni. Dopo tutto quello che mi è capitato serviva un pò di fortuna e una pausa dalle sventure. Un anno pazzesco. Per me lo sci non sono le emozioni, è tutto il resto».
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