Il Tirreno

Livorno

«Mi stava stretto il pari, figuriamoci aver perso...»

di Fabrizio Pucci
«Mi stava stretto il pari, figuriamoci aver perso...»

Di Carlo elogia i suoi, dispensa ottimismo e lancia un sms di fuoco all’Inter «È incredibile come una società di quel calibro non abbia fatto allenare Belfodil»

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LIVORNO. Quando si presenta in sala stampa, Mimmo Di Carlo, esibisce un sorriso stirato. D'altronde non può bastare mezz'ora per sciogliere la tensione di una partita propositiva che ha lasciato solo tanto amaro in bocca. E il tecnico amaranto regala subito la frase forte: «Abbiamo fatto tutto il possibile per pareggiare - dichiara - e anche se avessimo conquistato un punto sarei arrabbiato. Figuratevi come mi sento dopo la sconfitta. Diciamo che il Genoa è stato molto fortunato».

Mimmo, però non è possibile regalare certi gol, non trovi?

«È vero. Dobbiamo migliorare sui dettagli. In quell'occasione qualcuno stava ancora protestando per il calcio di punizione che non c'era. Altri hanno mollato Gilardino pensando che fosse in fuorigioco e infine abbiamo rinviato addosso a un loro giocatore. Peccato».

Al netto di questo, però, la squadra è viva…

«Sì, l'atteggiamento è quello giusto. Dopo il loro gol ci siamo rimessi a posto e abbiamo creato due occasioni d'oro con Paulinho ed Emeghara e nella ripresa ho visto una sola squadra in campo».

Il problema è che non siamo neanche troppo fortunati…

«Questo è vero. A Catania abbiamo preso gol all'88' e oggi (ieri ndr) al 93' Portanova è sbucato da chissà dove per respingere sulla linea il colpo di testa vincente di Paulinho».

Però quando si gioca bene e si perde il segnale non è incoraggiante. Preoccupato?

«No. I miei ragazzi mi piacciono così e così li voglio. Hanno dimostrato di possedere grande forza mentale e voglia di superarsi. Serve solo un pizzico di attenzione in più in difesa e di cinismo in attacco»

Si ma sul piano psicologico la sconfitta adesso va gestita…

«Non credo cii saranno strascichi di ordine mentale perché i ragazzi sono consapevoli che devono passare attraverso queste difficoltà. La sconfitta deve darci la voglia di metterci maggiore attenzione, di ripartire con nuove motivazioni».

Quando hai inserito la terza punta, Belfodil, per qualche minuto siamo calati d'intensità. Perché?

«Davanti avevamo una squadra solida. Quando si gioca con il tridente, un attaccante deve fare da punto di riferimento, uno deve stare tra le linee e il terzo è quello che dà profondità. Quando abbiamo trovato le posizioni corrette siamo andati in porta e abbiamo creato seri problemi alla retroguardia del Genoa».

A proposito di Belfodil. Come giudichi la sua prestazione?

«Sul piano dell'impegno, della qualità, della struttura fisica e della volontà non si discute. Semmai mi stupisce un'altra cosa».

Quale?

«Non voglio polemizzare, ma è incredibile come una società del calibro dell'Inter che in estate lo ha pagato profumatamente e quindi crede nel giocatore, lo abbia fatto arrivare a gennaio in condizioni fisiche difficili. Ishak adesso ha bisogno di allenarsi e giocare per ritrovare la massima forma»

Un giudizio su Piccini?

«Ha fatto la sua partita. In fase di possesso si è pure proposto più volte».

La tua espulsione merita un capitoletto a parte…

«Sì. Al gol di Emeghara sono entrato in campo per esultare perché il calcio è fatto anche di emozioni e io, in quel momento, volevo liberare le mie. Non mi ero accorto che il gol era stato annullato e il quarto uomo ha pensato che avessi invaso il campo per protestare, e così Gervasoni mi ha cacciato».

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