Gioco
La partita scudetto finisce qui
Llorente-Tevez, la Juve espugna San Siro e saluta. Milan sfortunato ma troppo acerbo
MILANO. Fine della trasmissione. La Juventus espugna San Siro, allunga a + 11 e mette le mani sul suo terzo scudetto consecutivo: lo fa nella sua maniera più tipica e cioè confermando di essere dotata dell’istinto killer che ti fa superare i momenti difficili e te li fa trasformare di colpo in momenti vincenti. La dote principale di una grande squadra. E anche la filosofia di Conte che non concede mai relax e pretende sempre il massimo risultato in un modo o nell’altro.
Lo spumeggiante ma anche velleitario Milan del professor Seedorf gioca una partita orgogliosa e sfortunata, per un tempo si illude di poter vincere, gonfia il petto e nel suo momento migliore becca alle soglie dell’intervallo un colpo d’incontro micidiale che a metà ripresa diventa da ko. Due a zero e tanti saluti, Llorente e Tevez firmano una vittoria crudele, eccessiva ma nella sostanza ineccepibile. Per il professore e la sua promettente ma acerba truppa è una bella lezioncina, la Signora spiega a San Siro come si vince una partita importante pur non attraversando il miglior momento e pur dovendo soffrire.
La Juve passa malgrado una prestazione tutt’altro che scintillante, soprattutto a centrocampo dove nessuno supera la sufficienza stiracchiata; ma l’affidabilità della difesa e la presenza in attacco di due bomber veri che oltretutto si completano bene è più che sufficiente per superare i momenti difficili e affondare il coltello nelle piaghe del Milan, che continuano ad essere una retroguardia non certo affidabile come quella bianconera e una fase offensiva a tratti bella a vedersi ma in realtà poco incisiva. Al Milan manca Balotelli che non è poco, anche se Pazzini s’impegna a fondo e tiene in allarme quasi da solo la difesa juventina; ma Kakà si conferma evanescente e in fatale declino e nessun altro dei rossoneri che dovrebbero supportare il centravanti emerge dalla mediocrità, il migliore ancora una volta è il grezzo ma potente e intraprendente Taarabt.
Così avviene che il gran possesso palla rossonero produca solo un quarto d’ora di reale superiorità a metà primo tempo, quando la Juventus pare in affanno sia dal punto di vista atletico che mentale. Il Milan crea due palle-gol e le spreca (anche per un salvataggio sulla linea di Bonucci) e impegna un altro paio di volte Buffon, ma alla seconda occasione utile è la Signora che segna e gela San Siro. Succede al 43’ quando Tevez pesca Lichtsteiner sulla linea di fondo e quest’ultimo pesca Llorente smarcato a centro area: deviazione con Abbiati fuori causa e 1-0 per la Juve, la partita si spacca qui.
Nel secondo tempo il Milan va generosamente all’assalto e crea altre due occasioni, sulla seconda c’è anche il colpo basso della malasorte: Poli di testa sfiora il palo a Buffon immobile e si scontra con Caceres rimanendo ko, entra l’elegante ma fragile Saponara e la Juventus prende il sopravvento chiudendo subito partita e campionato con un eurogol di Tevez al 67’. L’Apache è bravissimo a trovare la botta vincente sotto la traversa da venti metri, ma la difesa rossonera lo lascia libero di prendere anche la mira e contro la Juve certe amnesie si pagano care.
Sul 2-0 resta solo da arrivare al 90’ e il Milan si conferma sfigato colpendo anche una traversa con Robinho, ma dall’altra parte anche la Juve va molto vicina al 3-0. «Stasera molti meriti e anche parecchia fortuna» commenta alla fine Buffon con la tipica generosità dell’esperto vincitore, mentre Seedorf si dice orgoglioso del fatto che il Milan sia stato a tratti alla pari della Juve o anche meglio. Difficile spiegare, però, come la classifica dica che in realtà la Juventus sia a quota 69 e il Milan a 35, cioè quasi doppiato.
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