Il Tirreno

Livorno

Festival dello spreco e per il Livorno resta solo la rabbia

di Alessandro Bernini
Festival dello spreco e per il Livorno resta solo la rabbia

Partita maledetta col Genoa: errori di mira, miracoli di Perin e al 93’ salvataggio sulla linea, primo ko per Di Carlo

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LIVORNO. Come la definiamo? Una partita da oscar della sfortuna? Un furto? I dati ineccepibili sono che il Genoa ha fatto mezzo tiro in porta e ha vinto, e che il Livorno ha creato almeno 5-6 palle gol clamorose e ha perso. Il resto purtroppo è filosofia calcistica che non ci regala punti e non ci toglie neanche un filo della malinconia che ha accompagnato il rientro a casa di 10mila livornesi. Perché già un pareggio ci sarebbe andato stretto, figuriamoci la sconfitta…

È girato tutto per il verso sbagliato, quasi fosse il secondo tempo di quanto ci era accaduto a Catania. Eppure, di fronte a un Genoa mediocre (sarà anche una bella squadra, ma ieri è stato mediocre e basta), bisognava in un modo o nell'altro fare almeno un punto. Un pareggino di quelli che ci sono mancati nel girone di andata, e pensiamo alle partite con Sampdoria, Parma, Udinese e potremmo allungare la lista. Fa male perdere così, proprio ora che il Livorno poteva dare un pizzico di continuità dopo due risultati utili.

I gol sbagliati. Il Livorno per certi versi è stato il killer di se stesso. Perché sull'1-0 del Genoa gli amaranto sono stati sfortunati ma certe situazioni in area vanno sbrogliate con più prontezza, ma soprattutto perché la squadra si è divorata una quantità di palle-gol pazzesca. Una matricola come il Livorno, se va bene, può sperare di avere 3-4 occasioni da rete in una partita , e deve essere cinica. Se ne collezioni 7-8 di cui almeno 5 clamorose, e non ne butti dentro nemmeno una, beh, allora la cosa deve farti riflettere.

Quello che con Di Carlo è stata il punto di forza (6 reti in 2 partite), d’improvviso è diventato il punto debole. Un segnale confortante di continuità c’è comunque stato: la squadra crea occasioni, non è passiva, se la gioca.

Il solito arbitro. Premessa: non abbiamo perso per colpa di Gervasoni. Così non ci sono fraintendimenti. Bene, detto questo, ogni volta ci resta la sensazione che ci venga tolto qualcosa, di non essere trattati al pari dei nostri avversari. Anche questo Gervasoni ci è andato di traverso, con il suo uso dei cartellini senza logica e una certa prevenzione mal celata nei confronti del Livorno. Speriamo questa storia finisca.

Mesbah, Piccini e 4-3-3. Il filo logico è stato lo stesso di Livorno-Sassuolo, ovvero 3-5-2 e Livorno subito propositivo. Solo che stavolta a sinistra c’era Mesbah (preferito a Castellini) e a destra Piccini (con Mbaye squalificato).

Se Mesbah ha comunque dimostrato di essere pronto e molto utile, questo Piccini continua a non convincerci, fermo restando che è un giovane e il futuro è dalla sua parte.

Prendere gol dopo un amen (su punizione regalata da Gervasoni) ha consentito al Genoa di trasformare il suo 3-4-3 in un 5-4-1, con gli esterni tutti molto bassi e il solo Gilardino che là davanti cercava di tenere i pochi palloni che gli recapitavano. Per tutto il primo tempo il Livorno ha attaccato, dando spesso l’idea di poter asfaltare il Genoa, ma ogni volta mancava il famoso 1 per fare 100.

Nella ripresa Di Carlo ha provato col 4-3-3, inserendo Belfodil (appesantito ma crescerà) al posto di Piccini, e spostando Ceccherini terzino destro. Idea generosa, ma il motore del Livorno invece che alzare i giri, si è ingrippato. Un po’ perché Paulinho era stanchissimo, un po’ perché Emeghara o sta in mezzo oppure non serve a niente, un po’ perché la generosità del Livorno aveva portato il serbatoio delle energie in riserva. Eppure gli amaranto ci hanno provato fino all’ultimo, fino al 93’ quando Paulinho di testa ha superato Perin, trovando la testona di Portanova. Era destino. Doveva proprio finire così.

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