Gioco
Protti incorona Di Carlo: l’uomo giusto
«Già quando giocava era un allenatore, è bravo a dare coesione al gruppo. Nicola? Bravo, saprà rilanciarsi»
LIVORNO. Tra i suoi tanti ex compagni ce n'è stato uno, che secondo lui, era veramente nato per fare l'allenatore: Mimmo Di Carlo. E questo Igor me lo aveva confidato in tempi non sospetti, roba di pochi mesi fa, durante una lunga intervista dove ripercorreva la sua carriera, parlava del legame con il Livorno e rievocava ricordi belli e meno belli, meritevoli comunque di far parte del "suo" mastodontico museo amaranto, costruito in nove stagioni, affrescato con 278 presenze, con le pareti impreziosite da 123 gol-capolavoro.
«Eravamo in ritiro a preparare la stagione 2000-2001 e mi resi conto in pochi giorni delle qualità di Mimmo. E siccome io in quel periodo incontravo molte difficoltà a relazionarmi con gli arbitri decidemmo di affidare la fascia di capitano a lui, dopo esserci consultati nello spogliatoio. E ricordo che a cominciare dal tecnico Osvaldo Jaconi passando per Vanigli, Martino, Doga, Geraldi etc furono tutti d'accordo: Di Carlo sarebbe stato la nostra guida. E mai scelta fu più azzeccata…".
Si parla di tredici anni fa, ma i ricordi di Igor sono lucidissimi nonostante debba ancora smaltire la fatica per un duro viaggio di lavoro alla scoperta di nuovi talenti che lo ha portato a scandagliare il calcio ungherese». Di Carlo allora aveva trentasei anni, alle spalle una bella carriera intensa e dentro ancora tante motivazioni. Soprattutto ci piacque per come seppe integrarsi subito nel gruppo.
Aveva buoni rapporti con tutti, era attento alle dinamiche dello spogliatoio, sapeva dare coesione al gruppo. E in campo, anche se correva ancora tanto, manteneva lucidità, dava consigli, respirava il gioco… Purtroppo quella fu la stagione dei playoff con l'epilogo di Como, tuttavia fu anche la stagione che ci servì per costruire il gruppo che la stagione successiva ci portò alla serie B».
Un attimo di pausa e il Re del gol riprende: «Vedi, quando si sta per mesi insieme ci si rende conto di pregi e difetti di tutti. Io capii che Mimmo era portato per fare l'allenatore, al di là che poi uno finisca a un club prestigioso o meno. Lui era uomo di campo, studiava il calcio, sapeva fare tesoro degli insegnamenti di decine di tecnici che aveva avuto unendo il tutto alla sua personalità e alle sue idee. Nel vedere il Livorno contro il Sassuolo e poi nella partita a Catania ci ho ritrovato tutti gli ingredienti di Mimmo motivatore, di Mimmo che trasmette la carica, la voglia di lottare; dell'uomo serio, preparato e professionista, dell'allenatore che sa adattare gli schemi agli uomini e così via…».
E non finisce qui. Igor Protti pone anche l'accento su un altro aspetto: «Mimmo si è anche contornato da uno staff di persone preparate e serie come lui e mi riferisco al secondo Luciano Foschi, ex centrocampista, col quale ho giocato nella Virescit e al preparatore dei portieri Piero Spinosa che già era stato in amaranto con Donadoni.
Insomma, conclude Igor, adesso il Livorno se la può giocare da pari a pari con altre 5-6 squadre, con un organico che adesso offre maggiori soluzioni».
Tuttavia c'è, in fondo al cuore di Protti, un dispiacere: quello del licenziamento di Davide Nicola. «Certo che ho vissuto il suo esonero con dolore perché so che pasta di persona è, so quanto vale, conosco il suo spessore umano ma anche il grado della sua preparazione calcistica. Anche se il calcio è dominato da regole durissime sono più che convinto che dalla prossima stagione rivedremo Nicola sulle prime pagine dei giornali».
Il «cacciatore di talenti» chiude con una considerazione sugli attaccanti della serie A. «Innanzitutto confermo che il mio preferito resta Paulinho che al primo anno di massima serie è già a quota 8 con un solo rigore. Poi sottolineo con orgoglio che i bomber italiani si stanno mostrando all'altezza di quelli stranieri. Se Rossi non si fosse infortunato sarebbe ormai irraggiungibile al vertice, ma noto l'esplosione di Berardi e Immobile, la conferma di Cerci.
E mentre tiene duro Toni, credo che Di Natale farà un gran finale di stagione come sempre. Diamanti? Non sta segnando tanto ma gioca da trascinatore. Però temo che alla fine finirà in Cina, perché là il mercato è sempre aperto. E se così fosse il Bologna non avrebbe scampo, piomberebbe in B…».
Come dire: Diamanti vai pure nel Guangzhou di Marcello Lippi e dai parenti di tua moglie, Silvia Chiay Hsieh, taiwanese ma con genitori cinesi così, indirettamente, dai una mano al Livorno per l'ultima volta.
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