Il Tirreno

Livorno

Corsa e «legnate» Rivoluzione Di Carlo

di Fabrizio Pucci
Corsa e «legnate» Rivoluzione Di Carlo

Più grinta, Mbaye a destra ed Emeghara vicino a Paulinho

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LIVORNO. Non ha facoltà taumaturgiche. È nato a Cassino e non a Betlemme e per questo non può fare miracoli, ma l'impatto di Mimmo Di Carlo con il campionato non poteva essere migliore. La limpida vittoria conquistata con il Sassuolo è solo la punta dell'iceberg di un lavoro psicologico e tattico tanto rapido quanto efficace.

Occhi della tigre. Il dato più sensibile riguarda l'approccio alla partita. Il Livorno sfasato e distratto che tante, troppe volte era andato sotto nei primi minuti della partita ha lasciato il posto a una squadra cattiva, determinata che ha subito azzannato alla gola gli avversari. Così per una domenica siamo andati in controtendenza rispetto alla pessima abitudine presa nella prima metà del campionato. In ventisei minuti il Livorno ha recapitato tre volte il pallone in buca senza contare un'occasione divorata da Paulinho a cinque metri dalla porta. Al di là del risultato, fa piacere sottolineare come la carica agonistica sia stata spalmata su tutti i novanta e passa minuti. Finalmente abbiamo visto qualche entrata decisa e pure i nostri giocatori ringhiare sulla faccia degli avversari. Al bando gli esercizi di stile: il calcio non è sport per educande soprattutto quando l'obiettivo è la salvezza.

Questione tattica. La metamorfosi amaranto non può essere spiegata soltanto con la feroce determinazione di inizio partita. Il temperamento, se non si sposa a una precisa identità tattica, è un palloncino che rischia di sgonfiarsi in pochi minuti, specie se la partita non si incanala subito nel binario giusto. Di Carlo non ha stravolto la squadra. Ha subito dato fiducia a Castellini, unico acquisto di gennaio (per ora) e il ragazzo proveniente dalla Sampdoria ha risposto con una prestazione di sostanza giocando 90' interi dopo essere stato per tanto tempo ai margini della rosa sampdoriana. Il rinforzo della corsia sinistra ha portato allo spostamento di Mbaye dalla parte opposta, a lui più familiare e dove si era già espresso bene a Milano contro l'Inter e a Firenze. Ibrahima è parso più sicuro e convinto dei propri mezzi. Si è guadagnato la sufficienza piena anche Emeghara, letteralmente ripescato, che ha giocato più vicino a Paulinho rispetto al passato. Lo svizzero quanto a stile non convincerà mai gli esteti del calcio, ma ha recitato alla perfezione il ruolo di guastatore. Ha conferito forza e velocità al reparto è creato spazi per 'Paolo' e anche per gli inserimenti vincenti delle mezze ali Greco e Benassi con l'interista schierato ancora in quel ruolo in cui lo aveva 'inventato' Nicola con grande acume.

Il futuro. Come diceva Osvaldo Jaconi, antico mentore di Di Carlo, dopo un exploit viene sempre il difficile: confermare lo standard di rendimento e di feroce determinazione appena raggiunti. Catania, trasferta che affronteremo senza gli squalificati Greco e Coda, sarà la sede di un test probante. Possiamo superarlo se ci avviciniamo a questa trasferte con questa massiccia dose di autostima miscelata con la consapevolezza che non tutti i problemi di questa squadra sono stati risolto con la tripletta al Sassuolo.

Mimmo Di Carlo è troppo scaltro per non saperlo. E al pari suo in società ci sono dirigenti con idee molto giuste sul da farsi. Questo (ritrovato) Livorno va rinforzato, altrimenti hai voglia di fare la faccia truce: alla lunga chi è più attrezzato viene fuori. Per cui avanti con questo piglio e qualche cilindro in più nel motore per continuare a credere nella salvezza .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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