Il Tirreno

Livorno

La protesta tira, ma al gol tutti in curva

di Federico Lazzotti
La protesta tira, ma al gol tutti in curva

Nord vuota fino alla rete di Greco, viaggio nello sciopero del tifo tra cori contro Spinelli, striscioni e vecchie bandiere

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LIVORNO. Al cuore amaranto non si comanda, nemmeno dopo aver dichiarato 10 minuti di sciopero del tifo e aver deciso di restare fuori dallo stadio per contestare «il Gabibbo con i favolli nelle tasche e suoi tre moschettieri».

«Da 14 anni a Livorno per speculare... 4 anni di gloria e il resto stagioni amare. Ora è una città che te lo chiede... Se non ti frughi te ne devi andare», era il messaggio indirizzato a Spinelli e appeso in cima alla Nord vuota, irreale se è domenica pomeriggio e in campo ci sono due squadre e un pallone. Poi, però, vallo a immaginare che nel bel mezzo della protesta dei 2mila indignados del calcio, Greco, 4 minuti dopo il fischio iniziale e 6 prima della fine dello sciopero, scatti, riceva l’assist di Benassi, sì, la zanzara atomica che per 20 giornate si era travestito (speriamo) in una lumaca nucleare, e insacchi il gol del vantaggio.

E allora al diavolo (o quasi)la contestazione che ti toglie la gioia di essere dentro la festa, accanto ai ragazzi dopo 9 giornate a ingoiare olio di ricino. A quel paese il diktat che ha costretto una signora a non andare in bagno per una buona mezzora perché: «In curva oggi non si entra, fatta eccezione per chi ha problemi a camminare».

«L’hanno annullato», dice uno in mezzo alla folla rimasta all’uscio. «No è bono», risponde un altro che nasconde la radiolina. «Ma perché lo speaker non dice: ha segnato pinco pallino?». È attraverso il linguaggio delle mani e dei segni che il messaggio del vantaggio amaranto si sparge, ridà fiducia, speranza. «Uno a zero». E allora tutti dentro, con la rete che si gonfia e la protesta che si affloscia. Con le bombe carta e i fumogeni che forse dovevano servire per buttare benzina sul fuoco e invece diventano il segnale che - sì, dai - ci si può ancora fare.

«Noi si fa per la squadra, non certo per Spinelli che aveva promesso di festeggiare il centenario in Serie A». E invece - dice Alessandro - «quando compro il giornale e guardo la classifica mi ci vole il retino per evitare che il Livorno caschi per la terra».

Gli ultrà erano pronti a protestare e poi a esplodere, come recitava lo slogan appeso davanti all’ingresso della curva nord. E come ripeteva uno dei capi storici del tifo prima dell’inizio del match: «Vediamo come va, ma se perdiamo...». La vittoria è stata meglio del Lexotan in gocce.

«10 minuti per la nostra dignità, tutti fuori con gli ultrà», era il piano comparso in mattinata e appeso su un lenzuolo bianco all’angolo tra viale Nazario Sauro e via Giovanni Da Verrazzano.

Per l’occasione è comparso anche il giornalino “Orgoglio amaranto”, un foglio A3 piegato in due dove i tifosi spiegavano il match sugli spalti e la loro protesta. Dieci minuti per la nostra dignità, è il titolo del pezzo che inizia con l’esclamazione: Siamo stufi!

«Siamo noi/siamo noi/il Livorno il Livorno/ siamo noi», è il coro dell’identità ritrovata che lancia il capopopolo con le basette che spuntano da sotto il cappuccio mentre è arrampicato sul casottino fuori dal Picchi. Davanti a lui un formicaio di persone arrivato alla spicciolata da dietro i tornelli che batte le mani. Dentro spuntano vecchie maglie amaranto, le bandiere con “L” ondulata che provengono da un altro tempo. C’è uno striscione con la faccia del giornalista Giorgio Perozzi, quello di Amici mieie interpretato da Philippe Noiret, con la scritta «Salvezza supercazzola». Ci sono bimbetti in braccio ai genitori, signore con i capelli bianchi e la sciarpa al collo, piumini dai quali esce sola una sigaretta accesa. Quando finisce la protesta e curva si riempie di nuovo, è tempo di fare pace col passato. Prima con Davide Nicola «Chi da uomo si è comportato, sempre sarà rispettato. Grazie». Poi con Christian Bartoli morto adolescente nel gennaio del 1998. Per finire c’è da guardare avanti «perché una lunga marcia inizia sempre con un piccolo passo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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