Il Tirreno

Livorno

Tra caos e giravolte spunta Di Carlo

di Alessandro Bernini
Tra caos e giravolte spunta Di Carlo

I retroscena di un’altra giornata incredibile, con Spinelli che cambia ancora. Nicola non si dimette e esce a testa alta

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LIVORNO. Tra la vita e la logica c’è un abisso. Il Livorno Calcio però se ne approfitta, e allora hai voglia di cercare un senso a quello che sta succedendo...

In otto giorni abbiamo visto tutto e il contrario di tutto. Tre allenatori, dirigenti che vanno in panchina, un presidente che da disinteressato diventa iper-attivo, una società che va sul mercato e come prima mossa vende il giocatore che sta rendendo di più. Un polpettone. Indigeribile. Il calcio per fortuna non è scienza esatta, diamo il benvenuto a Mimmo Di Carlo che magari con 2-3 vittorie riporta entusiasmo e fiducia. Lo speriamo, lo sogniamo. Ciò non toglie che agli occhi del calcio nazionale, il Livorno sta avendo una gestione equilibrata come una scheggia impazzita.

La scelta di Spinelli. Il ritorno di Davide Nicola, auspicato da tutti i tifosi, è naufragato ieri mattina. Sembrava tutto fatto, ma la svolta improvvisa è arrivata dal presidente Spinelli che nella notte tra lunedì e martedì ha chiamato Capozucca. «Domattina contatti Di Carlo e lo faccia venire a Genova». E così è stato. Sceso da Vicenza a Genova, è bastata un’oretta di colloquio tra le parti per trovare l’accordo. Contatto per 6 mesi, con rinnovo automatico in caso di salvezza. Di Carlo porta il suo staff, per cui nella lista degli esonerati dopo Nicola e il suo preparatore Stoppini, finisce anche il preparatore dei portieri Rossano Berti. Torna a fare il direttore tecnico Attilio Perotti.

Nicola e i rinforzi. Ma perché Davide Nicola è stato chiamato a Genova e poi non è stato reintegrato?

Quest’estate Nicola, al primo anno di serie A, si è interessato del mercato ma non aveva certo il potere per imporre delle scelte. Qualche giocatore lo aveva indicato (Larrondo, Migliaccio, Moretti...) ma per una ragione o per l’altra, nessuna delle prime scelte era finita in amaranto.

Chiamato a Genova, stavolta Nicola non ha nascosto davanti a Spinelli e ai dirigenti, che questa squadra più di così non poteva fare. E che ora, dopo la partenza di Schiattarella, servivano almeno 3-4 rinforzi veri. Impossibile dargli torto.

Nicola, da dipendente della società in quanto ancora sotto contratto, non si è certo rifiutato di allenare il Livorno. Ha chiesto garanzie sui rinforzi, questo sì. Da una parte della società questa richiesta è stata interpretata come una scarsa fiducia nel materiale a disposizione e dunque nella salvezza. E questo ha portato a voltare di nuovo le spalle a Nicola. Il quale, non essendosi dimesso, resta comunque ancora un dipendente del Livorno.

Otto giorni folli. Chi esce a testa alta da questo caos è Davide Nicola, coerente fino all’ultimo. Ieri mattina, pur senza risposte ufficiali da parte della società, aveva già preparato il programma di allenamento e stava andando al Coni. Ci credeva, voleva aver fiducia nella società fino all’ultimo secondo. Lo hanno avvertito alle 12.30. Meritava ben altro trattamento, soprattutto sotto il profilo umano.

Che invece la società abbia perso la bussola, è evidente. Per carità, si poteva anche non credere in Nicola e esonerarlo come è stato fatto otto giorni fa: ma allora perché non è stato chiamato subito Di Carlo? Perché il presidente ha imposto a Perotti di tornare mettendolo spalle al muro («o lei o metto Zanetti e vendo tutto»), salvo voi cambiare idea dopo l’inevitabile sconfitta di Roma? Che senso ha avuto chiamare Nicola a Genova, sapendo che il tecnico da mesi chiede rinforzi e lo avrebbe fatto anche stavolta?

Avanti con Di Carlo. Ciò non toglie che amiamo la maglia amaranto, e dunque da oggi è giusto sostenere Mimmo Di Carlo che è l’ultimo ad avere colpe in questa situazione.

La società rifletta. In serie A servono idee chiare e una squadra adeguata. Per le idee aspettiamo giorni migliori, per adeguare la squadra restano 10 giorni. Non sfruttarli a dovere sarebbe un delitto.

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