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Livorno

Pisa, il bel gioco dura poco: 2-2 all’Arena

di Antonio Scuglia
Pisa, il bel gioco dura poco: 2-2 all’Arena

L’Aquila recupera nel secondo tempo il doppio vantaggio firmato Rozzio e Arma. Striscione della Nord contro Battini

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PISA. Acqua a catinelle per i tremila dell’Arena, che si sarebbero bagnati volentieri in cambio di tre punti ma alla fine salutano (con diversi fischi) un pareggio che non entusiasma.

Pareggio giusto, diciamolo subito; anzi, ai punti avrebbe vinto L’Aquila, che sotto di due reti all’intervallo, ha avuto i grande merito di rientrare in campo con uno spirito battagliero, annientando per mezz’ora i nerazzurri fino al gol del 2-2 e poi giocandosela alla pari sino in fondo.

Il Pisa un alibi ce l’ha (a parte il valore dell’avversario, che si presentava forte di 5 vittorie esterne e 2 pareggi in 9 gare): la settimana infatti è stata contrassegnata dall’influenza che ha colpito mezza squadra e dai campi impraticabili, che hanno costretto Favasuli e compagni ad allenarsi come capitava e quando si poteva. Anche ieri l’Arena era un pantano, con pioggia battente per metà gara e una mezza grandinata nei minuti iniziali del primo tempo.

Ma lo diciamo solo per completezza di informazione: L’Aquila sembrava per gran parte del match giocare in casa, e se il Pisa non cambia passo rischia di farsi risucchiare fuori dalla lotta playoff, pur avendo un potenziale da quarto-quinto posto.

Il momento decisivo della partita è stato quello del gol del 2-1, dopo neanche un 1’ del secondo tempo. I nerazzurri avevano colpito a freddo nel primo tempo (inzuccata vincente del difensore Rozzio su corner di Cia da sinistra), e dopo aver rischiato grosso al 25’ (Sabato sventava in area piccola quando un pallone rimesso in mezzo da Triarico dal fondo stava per essere spinto in gol da due attaccanti avversari), avevano messo in banca il risultato al 31’ con Arma. Il centravanti infatti, a digiuno di gol da più di 1000’, sfruttava alla perfezione di testa un cross preciso di Martella, degno esito di una bella galoppata sulla fascia sinistra.

Il 3-5-2 del Pisa, con tre mediani - buono l’inserimento del nuovo acquisto Parfait, ottime le propulsioni offensive di Favasuli che quando ha le spalle coperte può tornare ad essere devastante sul centrosinistra - sembrava ben oliato, nonostante l’impossibilità di giocare palla a terra per via del terreno allentato; L’Aquila, schierata con il 4-4-2, stentava ad imbastire il gioco.

A quel punto, era chiaro a tutti che se gli ospiti non fossero riusciti a rimettersi subito in carreggiata, la vittoria per il Pisa sarebbe stata assicurata.

Ed eccoci così alla prima azione della ripresa: Giovanni Pagliari cambiava subito le carte in tavola inserendo Scrugli e Ciciretti e passando quasi al 4-2-4. Proprio Ciciretti riceveva palla in profondità sulla destra (il Pisa era sbilanciato in avanti) e serviva al centro il centravanti Libertazzi, che a due passi dalla porta svettava su Rozzo e insaccava. Era l’inizio dell’assedio a Fort Apache, perché il Pisa crollava fisicamente: Provedel in 20 minuti negava il gol del pari prima a Ciciretti (5’), poi a De Sousa entrato da poco (22’), infine a Pià (24’) che gli sbucavano misteriosamente davanti; ma al 31’ si arrendeva a un beffardo colpo di testa di Pomante (su corner di Carcione) che gli passava in mezzo alle gambe.

Solo a quel punto il Pisa reagiva, e il finale era equilibrato, con una mega occasione per Napoli al 46’ (tiro a botta sicura deviato da un difensore dopo un corner) e una per l’aquilano Freiani sul capovolgimento di fronte (contropiede 3 contro 2, destro a giro dal limite fuori di poco).

A inizio partita, striscione di contestazione dalla Curva Nord verso il presidente Battini, invitato ad investire se non trova o non accetta ingressi di nuovi soci nel club.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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