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Perotti, macchè scossa «Piatti e mai in partita»

di Fabrizio Pucci
Perotti, macchè scossa «Piatti e mai in partita»

«Non ho visto determinazione, la squadra risente dell’ambiente difficile Luci ed Emerson? Li ho preservati per il Sassuolo, sarà un match decisivo»

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ROMA. Squilla a vuoto il cellulare del presidente, subito dopo liberatorio triplice fischio di Russo di Nola. Suoneria abbassata o, più probabile, zero voglia di parlare dopo la figuraccia all'Olimpico. Sì perché perdere ci sta specie di fronte a una supersquadra come quella di Garcia, ma non entrare mai in partita, quello no, non è accettabile e fa male al cuore. Chi invece parla è Perotti, al ritorno in panchina venti mesi dopo l'ultima avventura targata Livorno.

Attilio, è stato un Livorno sbiadito...

«In effetti non mi aspettavo una prestazione di così basso profilo. Abbiamo giocato contro un'avversaria di grande valore, ma è evidente che in questa fase abbiamo la pressione bassa».

La risposta dei ragazzi è stata inferiore alle attese. Che cosa aveva chiesto?

«Ero convinto che ci sarebbe stata maggiore determinazione perché quando si affrontano squadre più forti si dà sempre qualcosa in più. E invece loro si sono divertiti e noi abbiamo soltanto sofferto. Di certo il gol incassato all'inizio ha condizionato la partita, ma potevamo fare qualcosa in più».

Luci ed Emerson in panchina, perché?

«Li ho preservati per la partita di domenica prossima con il Sassuolo. Andrea è pure diffidato per cui preferisco averlo a disposizione contro i neroverdi. Oggi (ieri ndr) mancavano altri giocatori importanti come Siligardi che non sta bene e Coda» .

Perché in assenza di Siligardi non ha messo subito Emeghara che è un contropiedista?

«Non credo molto nel palla lunga e pedalare. Il risultato lo si conquista attraverso il gioco, le azioni manovrate».

La settimana che ha preceduto questa partita è stata molto calda. La squadra può averne risentito?

«Sì. Come ben sapete è successo di tutto: le parole del presidente, il cambio di allenatore, la contestazione dei tifosi. Queste componenti non ci hanno aiutato».

Parliamo di mercato. Leandro Greco vicino al Chievo. Che cosa c'è di vero?

«Per me nulla. Non so niente. La scorsa estate il ragazzo ha firmato un triennale con il Livorno e non credo che sia in programma il suo trasferimento».

Negli ultimi mesi il rendimento del Livorno è calato in modo spaventoso. Come si spiega questa involuzione?

«Prima stavamo meglio in campo perché eravamo più liberi di testa. Adesso scendiamo in campo preoccupati. Però siamo la stessa squadra che a novembre aveva già impensierito l'Inter a San Siro. Siamo ancora noi».

Il divario con la Roma è stato nettissimo. Il guaio è che a gennaio le piccole non si rinforzano e le big sì. La forbice pare destinata ad aumentare...

«E' vero perché le grandi squadre vanno a prendere giocatori importanti da quelle di metà classifica e le altre soffrono. Ma il nostro calcio è lo specchio della società dove la distanza tra ricchi e poveri è sempre più ampia».

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