Gioco
La prima senza Nicola Fuori i suoi «fedelissimi»
Uno striscione e tanto affetto per l’allenatore esonerato in settimana Emerson e Luci in panchina, Siligardi in tribuna, poi dentro Borja e Mosquera...
INVIATO A ROMA. Il cerchio di Davide si è rotto. Ma affetto, stima e gratitudine non si esonerano, nemmeno se sei ultimo in classifica e tutti ti guardano dall'alto verso il basso o ti danno per spacciato, morto, finito. Così l'ex mister amaranto cacciato dopo il ko con il Parma di sabato scorso nonostante un anno di successi - c'è chi voleva anche farlo sindaco dopo la promozione in serie A - ieri è entrato lo stesso allo stadio Olimpico per la gara contro la Roma. Stavolta non è sceso dal pullman della società, non ha percorso in testa al gruppo le scale che portano al campo come aveva fatto solo 33 giorni fa, sempre a Roma, per la gara contro la Lazio. Durante il riscaldamento non ha guardato i ragazzi scattare, correre, sudare. Eppure a fine gara c'è si parla di lui. «Con Nicola avevamo un grande rapporto - dicono uno dopo l'altro i giocatori - purtroppo ha pagato per tutti, ma anche noi sappiamo che abbiamo le nostre responsabilità».
Il suo nome, fino a Roma, ha viaggiato sul pullmino dei nove tifosi livornesi partiti per raggiungere la capitale, stretto dentro a uno striscione bianco con la scritta nera e rossa: «Grazie di tutto mister Nicola". Poi, arrivati a destinazione, lo hanno fissato accanto alla maglia numero 25 di Morosini e dallo spicchio riservato ai supporter ospiti ha assistito alla partita. Nell'attesa che la gara iniziasse si è pure dovuto sorbire due o tre pezzi di Lando Fiorini in romanesco lanciati in filodiffusione, il giro di campo di una giovane promessa della Primavera giallorossa e lo scoppio di una serie di bombe carta e fumogeni provenienti dalla Sud.
Fino all'ultimo, in ogni caso, c'è chi ha sperato che la chioma bionda di Nicola entrasse davvero all'Olimpico. Intanto per scommettere su che abbigliamento avrebbe scelto per esorcizzare la cabala: completo grigio, nero o felpa e pantalone sportivo? Forse Spinelli ci ha ripensato, possibile che il presidente pensi che il problema del Livorno sia proprio il tecnico di Luserna San Giovanni?
Ma la certezza che qualcosa fosse cambiato in casa amaranto si è capito solo quando sono arrivate le formazioni: Emerson e Luci in panchina, Siligardi in tribuna. I suoi fedelissimi per tre diversi motivi messi fuori dall'undici iniziale: il primo per scelta tecnica, il secondo per preservarlo da una possibile squalifica, il terzo a causa di un infortunio muscolare.
L'ennesima conferma è arrivata appena la gara è cominciata: è bastato guardare in basso, verso la panchina degli ospiti dove troneggia la scritta "Hungry for glory", affamati di gloria, e cercare, senza trovarla, la sagoma di Nicola. Ci aveva abituati a vederlo sempre in piedi, il più possibile vicino al campo, con la mano vicino alla bocca a urlare quando qualcosa non andava per il verso giusto. Chissà quanto avrebbe imprecato dopo il primo gol della Roma, dopo poco più di cinque minuti, proprio com'era capitato al suo Livorno più di una volta dall'inizio del campionato. Chissà se dopo il raddoppio di Strootman si sarebbe seduto come ha fatto Perotti. Oppure avrebbe inserito Borja e Mosquera? L'unica certezza è che a fine partita, mentre dentro all'Olimpico Venditti cantava "Grazie Roma", avrebbe chiamato tutti i ragazzi in mezzo al campo e gliene avrebbe dette quattro.
Invece l'ultima immagine che arriva dall'Olimpico è la mano alzata di Paulinho che si toglie la fascia di capitano e saluta i tifosi. Adesso deve nascere il cerchio di Attilio, perché i fantasmi devono restare all'Olimpico se il Livorno ci vuole almeno provare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
