Gioco
Perotti lo psicologo «Non pensiamo...»
«Ho chiesto ai ragazzi di giocare con la testa libera»
LIVORNO. Perotti, per lei c'è subito un debutto di fuoco…
«Sì. La Roma esprime un bel calcio, pratico e redditizio. Noi però vogliamo giocarcela per dimostrare che meritiamo questa categoria raggiunta l'anno scorso con merito e fatica».
Già, ma come si affronta una partita così complicata?
«Con equilibrio, sicurezza e convinzione».
Il risultato pare segnato. Allora puntiamo almeno alla prestazione. E' d'accordo?
«Il risultato è il fine. La prestazione il mezzo per raggiungerlo. C'è una cosa che non dobbiamo fare: pensare».
In che senso, scusi?
«Se pensiamo: Oddio, davanti c'è la Roma, abbiamo già perso in partenza. Dobbiamo avere il cervello libero e volere il risultato perché quello ci darebbe voglia e autostima. Ci sono alcuni accorgimenti, piccole cose che dobbiamo fare bene».
Si rincorrono insistenti voci di mercato su Paulinho, Siligardi e Ceccherini. Possono essere destabilizzanti?
«Quando ho accettato di tornare in panchina ho chiesto al presidente continuità, un concetto che nei fatti impedisce la svendita di alcuni giocatori. Siamo attesi da sei mesi durissimi durante i quali lavoreremo per mantenere la categoria. Questa squadra ha dei valori e sarà fatto qualcosa per completarla».
A proposito del suo ritorno in panchina. Dissipati tutti i dubbi emersi lunedì sera?
«Sì. Resta fermo il fatto che si è trattato di un ritorno forzato che mi ha fatto soffrire un pò. Per ora ho lavorato sull'aspetto mentale dei ragazzi che sono frastornati dopo tutto quello che è successo negli ultimi giorni».
Molti giocatori erano legati a Nicola. Com'è stato il loro approccio con lei?
«I nuovi mi conoscono meno, ma i vecchi sanno che cosa ho fatto. Nicola è una persona importante per il Livorno. Io sono altro. Non voglio essere migliore o peggiore di nessuno. Sono a disposizione della squadra che in questo momento ha bisogno».
Seguirà il solco tracciato da Nicola oppure opta per la discontinuità?
«Discontintuità rispetto a che cosa? Con Davide c'era scambio di opinioni, di valutazioni anche sui singoli giocatori e il modulo da adottare. Poi è normale che ogni allenatore abbia la sua sensibilità».
Quindi andiamo a Roma con il 5-3-1-1?
«In linea di massima potrebbe essere, ma mi aspetto la rifinitura per decidere. Gli allenamenti servono per capire chi sta meglio e chi offre maggiori garanzie. Quando ero un giovane allenatore ho sempre giocato con due o tre attaccanti, ma le contingenze possono far rivedere convinzioni consolidate».
Giovedì ha visto il presidente...
«Sì, ci siamo salutati cordialmente. Ha parlato con i ragazzi. Ecco un segnale concreto della famosa continuità che mi è stata assicurata".
Perotti, una domanda personale: ama così tanto il Livorno al punto da essersi rimesso in gioco?
«Sì. E se mi chiedete perché rispondo che è difficile dirlo. Ho girato l'Italia, ma sono solo due le città che mi sono entrate dentro: Genova e Livorno. Le vivo tutti i giorni, mi piacciono e mi sento in dovere di fare qualcosa per la squadra amaranto perché la città lo merita».
Perotti, c'è la Roma. Sofferenza in vista...
«E' normale. Anche loro giocano con un centravanti atipico, Totti, e due ali. Ai giallorossi mancava qualcosa a centrocampo e hanno messo dentro Strootman in estate e Nainggolan adesso, un giocatore che conosco molto bene dai tempi del Piacenza».
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