Il Tirreno

Livorno

Il futuro amaranto nelle mani di Perotti

di Alessandro Bernini
Il futuro amaranto nelle mani di Perotti

Spinelli esonera Nicola, punta sul dg e lo mette spalle al muro: o accetta o panchina a Zanetti e iniziano le cessioni. Si va verso il sì

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LIVORNO. Aldo Spinelli ha già deciso, ma il mondo non è fatto solo di signorsì. Così perdiamo l'allenatore migliore degli ultimi 8 anni (prima di Nicola ci ricordiamo solo Donadoni, che si dimise a febbraio 2006) e ora leghiamo il nostro futuro ad Attilio Perotti. Lui e il Livorno sono quasi con le spalle al muro. Perché Aldo Spinelli stamani riunirà i suoi dirigenti negli uffici di Genova e dirà loro: «La mia volontà è affidare la squadra a Perotti. Se rinuncia, allora va in panchina Sergio Zanetti e vendiamo quei giocatori che ci saranno richiesti da altre squadre». Nessun contatto invece con Di Carlo.

Situazione bigia perché Perotti (giustamente) ha molte remore nell'accettare questa proposta. Ma la speranza di chi vuol bene a Livorno è che Attilio dica sì, altrimenti si va davvero allo sfascio.

GRAZIE DAVIDE. Se permettete, prima due parole su Davide Nicola che oggi riceverà il benservito, anche se ci sarà modo di tornare sulla sua avventura a LiVorno. Restiamo dell'idea che Spinelli doveva fare una sola cosa: prima spiegare alla città e ai tifosi perché non ci sono i soldi per rinforzarsi, poi andare a dritto con Nicola quest'anno e anche il prossimo eventualmente in serie B come da contratto, dando un senso a questa stagione in ottica di progetto futuro. Operazione a costo zero ma dignitosa.

Nicola lascia una squadra che incredibilmente è ancora a 3 punti dalla salvezza, con spogliatoio compatto ma deficienze tecniche evidenti che neanche il mago Copperfield poteva nascondere. Per noi è e resterà l'eroe di una promozione pazzesca di cui andare fieri.

L'ESONERO. Aldo Spinelli aveva deciso di esonerarlo già sabato sera. Per la verità, fosse stato per lui, avrebbe cambiato già dopo Chievo-Livorno (1 dicembre) o dopo Udinese-Livorno (21 dicembre), ma Perotti e Capozucca erano riusciti a convincerlo che sarebbe stato un tuffo nel vuoto. Anche perché, e questo è bene chiarirlo, quasi nessun allenatore di quelli fermi (quindi già scarti) era entusiasta dell'idea di venire a Livorno.

Nonostante le dichiarazioni di tre settimane fa («non voglio più saperne, mi tiro fuori»), Spinelli ha ripreso in pugno la situazione decidendo di testa sua. Stavolta i "ma" e i "però" di Perotti e Capozucca non gli hanno fatto neanche vento. E sin da subito ha pensato a una soluzione low-cost, puntando su Sergio Zanetti che attualmente sta guidando la Primavera amaranto.

SOLUZIONE PEROTTI. Poi ieri mattina altro giro di telefonate, un consulto col figlio Roberto, l’incontro a Montecarlo col ds Capozucca e la decisione di proporre l'incarico a Perotti. Stamani il presidente gli affiderà quasi completamente la gestione del Livorno, sia dal punto di vista tecnico che progettuale. In sostanza Perotti dovrebbe fare il traghettatore fino a giugno, cercando nel frattempo di salvare almeno la faccia e creare delle basi per un Livorno "presentabile" nel prossimo campionato di serie B.

La domanda che ci poniamo è questa: possibile che a 19 giornate dalla fine, con 3 soli punti dalla terzultima, dal vertice della società si alzi già bandiera bianca? Le parole del presidente Spinelli le potete leggere nella pagina a fianco, e profumano molto di resa anticipata.

I DUBBI DI ATTILIO. Dunque Perotti è il nuovo allenatore? Possibile, anzi, molto probabile, ma chi lo conosce garantisce che ieri sera era molto inquieto. Lui ha preferito la strada del silenzio («magari ne riparliamo domani…»), in realtà si è chiuso in famiglia per riflettere.

Cerchiamo di capire cosa lo sta un po’ frenando. Innanzitutto Perotti è l’uomo che ha scelto e difeso Nicola, l’ultima cosa al mondo che vorrebbe è dare anche solo la sensazione di averlo pugnalato. In più Perotti, 68 anni, aveva già scelto di abbandonare la panchina per la scrivania, considerava quella di 2 anni fa in amaranto una parentesi aperta e chiusa vista l’eccezionalità della situazione (l’ambiente allo sbando dopo la morte di Morosini, la salvezza arrivò all’ultima giornata con 7 punti in 3 partite), e adesso tornare ad allenare in serie A vorrebbe dire stare 6 giorni su 7 lontano dalla famiglia.

Ci sono poi anche delle remore che vanno ben oltre i problemi logistici. Perotti storicamente è “un uomo di Spinelli” e questa potrebbe essere un’etichetta scomoda agli occhi dei tifosi. In realtà Perotti è tutto fuorchè un signorsì, tant’è che una volta già si era dimesso (2005) e di recente ha avuto scontri abbastanza duri con Spinelli e i rapporti tra i due si erano a dir poco raffreddati. Sotto questo profilo Perotti però può stare tranquillo, i livornesi sanno valutare chi lavora seriamente e chi ha fatto cose buone per la maglia amaranto, e lui rientra alla grande nella categoria.

Di contro Perotti non vuole girare le spalle al Livorno perché ha lavorato sodo per questa società e non vuole abbandonarla.

La sensazione è che alla fine Perotti (per fortuna) accetterà. Non vogliamo illuderci o illudere, ma ci piacerebbe comunque scoprire che c’è qualcuno che ci crede ancora. E che ha voglia di battersi per il presente, non per il futuro. Come ha sempre fatto Davide Nicola.

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