Sicurezza
Vecchi, la regina della sciabola tra sogni e progetti
La 25enne labronica è la leader della pattuglia azzurra Esordirà a fine mese a Orleans per la Coppa del Mondo
LIVORNO. Feste finite. Irene Vecchi, 25 anni il prossimo 10 giugno, leader indiscussa della pattuglia azzurra di sciabola e numero cinque del ranking mondiale, “scalda il motore”, in vista della prossima stagione agonistica.
A dettare i ritmi, sulle pedane del glorioso circolo Fides, il maestro Nicola Zanotti coadiuvato dal preparatore atletico professor Franco Fabbri, «Esordirò in pedana, in Coppa del Mondo, a Orleans a fine mese. Cominciare bene sarebbe un ottimo viatico. Per questo sono necessari impegno, concentrazione, amore per lo sport e tanto sudore», incrocia le dita l’atleta labronica.
L’obiettivo è ripetere la stupenda stagione 2013 o miri a qualcosa di più?
«Anche se avessi la certezza di una doppia medaglia di bronzo individuale, mondiale e europea, anzi tripla considerando quella a squadre, come l’anno scorso, forse ci penserei un po’ ad accettare. Ogni stagione è una cosa a parte. Il bello è potersela giocare a piccole dosi senza voltarsi troppo indietro e mirando sempre al massimo obiettivo».
Al primo posto tra i tuoi sogni sportivi del 2014 cosa metti?
«Il 2013 mi ha regalato davvero tante soddisfazioni. Credo sia stata la mia migliore stagione da quando faccio scherma. Spero che il 2014 non sia da meno. Per il resto i grandi risultati sono sempre graditissimi».
Tra le sciabolatrici italiane emergenti chi vedi già a buoni livelli?
«La sciabola femminile è un’arma in continua crescita. Ci sono tante giovani atlete ad un passo dal diventare competitive, a livello assoluto, anche sulle pedane planetarie».
Benedetta Baldini è una di queste?
«Certo. Benedetta ha solo bisogno di rispolverare, ogni volta, fiducia nelle proprie grandi potenzialità, per riassaporare quelle sensazioni che l'hanno portata a primeggiare sulle pedane nazionali e internazionali a livello giovanile. L’auspicio è di poter esultare insieme, un giorno spero non tanto lontano, per qualcosa di veramente importante».
L’anno scorso la stagione di Coppa del Mondo iniziò con il successo a Londra, battendo in finale la russa Dyachenko e in semifinale addirittura la tua bestia nera Kharlan. Quest’anno a Orleans come la vedi?
«Orleans non mi ha quasi mai regalato grandi soddisfazioni. Ma, nella mia carriera, sono riuscita a stupirmi, da sola, tante volte. Spero che accada anche in questa circostanza. Salire in pedana e non regalare niente alle avversarie sarebbe un bel viatico. Chi ben comincia è a metà dell’opera, dice un vecchio proverbio».
Sei successi ai campionati italiani individuali. Uno tra le under 17, tre tra le under 20, due tra le under 23. E solo un paio di “bronzetti” ai tricolori assoluti. E’ ansia da prestazione oppure c’è qualcos’altro?
«Il campionato italiano, ormai la definisco una gara, tra virgolette, maledetta. Nicola Zanotti, il mio maestro, ci tiene particolarmente e io non sono da meno. Anche perché, considerando anche quelli tra le under 14, è l’unico traguardo tricolore che manca dal mio palmares. Fino ad adesso non sono ancora riuscita a regalare, a lui e a me stessa, questa soddisfazione. A influire è stato anche il calendario. Con europei e mondiali alle porte e le valige ancora da disfare, perché arriviamo di corsa dalla prova di Coppa del Mondo in Cina, non è facile dare il meglio. Inoltre l’ansia di voler far bene forse ha avuto, qualche volta, il suo peso».
L’Università come va?
«Bene. Frequento la specialistica di economia a Pisa. Una facoltà che amo. Talvolta far conciliare gli studi con la vita, piuttosto movimentata di atleta, è difficile. Ma non mollo e guardo avanti. La laurea è davvero un bel traguardo!».
Rio de Janeiro 2016 lo vedi come un punto d’arrivo oppure, tenendo conto che avrai solo 31 anni, miri anche alle olimpiadi 2020?
«Andiamoci piano. Un passettino alla volta. Per adesso è lontano anche Rio. Ci sono tante gare in mezzo e sarà necessario, per non dire fondamentale, far bene. Andarci sarebbe un sogno che si avvererebbe per la seconda volta dopo Londra. Sul resto ci rifletterò tra qualche anno».
Quando pensi di riporre la sciabola in naftalina e accendere il focolare domestico?
«Amo la vita da atleta, soprattutto perché ho la fortuna di fare quello che mi piace! Le altre cose non si possono programmare. Quando suonerà il campanello lo ascolterò. E per adesso non ha suonato. Non nego però che sono alla ricerca di una casetta tutta per me».
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