Gioco
«Sarò un ct che ha voglia di imparare»
Cassani pronto a viaggiare in tutto il mondo per seguire le nuove scuole di ciclismo. E con i giornalisti, sì al confronto
La trasferta lampo a Sesto Fiorentino di ieri, per incontrare Renato Di Rocco e il grande saggio del ciclismo italiano Alfredo Martini, è servita ad ufficializzare l'investitura di Davide Cassani a CT della nazionale italiana di ciclismo professionisti. «Con questo incarico tutti i miei sogni "ciclistici" si sono avverati: prima quello di riuscire a diventare un ciclista professionista, quindi di essere un commentatore televisivo di ciclismo e ora ecco il coronamento di tutto con il ruolo di CT azzurro». Questa è la prima, compiaciuta constatazione dell'ex ciclista romagnolo che ha così festeggiato nel migliore dei modi il 53° compleanno, il 1°gennaio scorso e che ci ha rilasciato questa intervista esclusiva.
Che tipo di commissario tecnico sarai?
«Ho avuto dei maestri importanti, da Reverberi a Boifava, a Ferretti e fino all'immenso Alfredo Martini, quindi cercherò di fare tesoro di quello che ho imparato da loro nei 15 anni tra i Pro e di trasmetterlo nei migliore dei modi agli atleti che dovrò guidare. Tuttavia sono molto attento alle esperienze dei Paesi emergenti nel ciclismo, come gli australiani e gli inglesi, anche se ultimamente stanno lavorando bene i francesi, una scuola tradizionale da tenere in considerazione. Nel primo anno da CT voglio viaggiare, seguire molte gare per approfondire ed aggiornare le mie conoscenze tecniche».
I tuoi rapporti con i media come saranno?
«A differenza di altri colleghi tra me e i giornalisti non ci saranno filtri, accetterò le critiche fondate e cercherò di essere sempre aperto alla discussione, al contraddittorio. Anch'io mi sono trovato spesso a dare dei giudizi sugli atleti, col mio mestiere di commentatore televisivo e talora posso avere commesso degli sbagli. Di conseguenza conosco bene il difficile lavoro dei giornalisti e quindi non intendo negarmi a nessuno, ma servirà il rispetto reciproco, non tollererò la malafede o la maleducazione».
Cos'è per te la maglia azzurra?
«E'proprio tutto, è sinonimo di ciclismo fin da quando mio padre mi portò a seguire la vittoria di Adorni sul traguardo del mondiale di Imola 1968. Quel giorno decisi che sarei diventato ciclista, anche se il mio debutto ufficiale avvenne a 14 anni, da Allievo».
10 convocazioni in maglia azzurra ai mondiali Pro hanno portato a coniare per te la definizione di uomo squadra: ti piace questo appellativo?
«Sì, poiché dai tecnici che mi hanno guidato ho imparato ad apprezzare il lavoro svolto a favore degli altri. Naturalmente anch'io ho avuto giornate di libera uscita, ma in azzurro ho sempre accettato di buon grado il ruolo di regista in corsa, che Alfredo Martini ha apprezzato parecchio».
Il tuo giorno più bello in maglia azzurra?
«I giorni indimenticabili sono stati due: a Renaix nel 1988 quando vinse Fondriest e io mi piazzai settimo e a Stoccarda nel 1991, con il trionfo di Bugno. Nel 1988 cercai di stoppare Bauer con tutte le mie forze e quando Steve riuscì a riagganciare i primi due ero sicuro che Fondriest avrebbe vinto, poiché il canadese era stanco. Nel 1991 volavo, giunsi 9° e sarei potuto salire sul podio, ma mi sacrificai volentieri per quel grande e umile campione che è stato Bugno».
15 anni tra i Pro con 33 successi incluse le cronosquadre, quali sono state le tue vittorie più belle?
«Ricordo con commozione il Giro dell'Emilia 1990 che si concludeva in via Farini a Bologna. Vinsi in volata proprio nel giorno in cui mio figlio Stefano compiva un anno. Indimenticabile anche la vittoria nella tappa di Prato al Giro d'Italia 1991, quando a premiarmi sul podio fu una miss bellissima ed eccezionale, il premio Nobel Rita Levi Montalcini».
Interromperai le tue altre attività nel ciclismo?
«Per la Rai vedremo, ho appuntamento con il direttore il 7 gennaio. Potrei restare come commentatore tecnico, mondiali esclusi. Certo è che non potrò più effettuare le telecronache insieme a Francesco Pancani. Per il mio ormai tradizionale annuario del ciclismo invece non sussistono problemi, è in uscita a fine febbraio sempre con Gianni Marchesini editore».
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