Gioco
Il fallo, il dolore, e negli spogliatoi tutti a caccia di Rinaudo
Trauma al ginocchio operato per il centravanti della nazionale, ora il responso. Della Valle: un fallo da farabutto
INVIATO A FIRENZE. A volte ciò che non appare agli occhi, è più grave di quel che si vede. Succede per la vittima Pepito Rossi e per il suo presunto carnefice, il difensore amaranto Leandro Rinaudo, autore del fallo che sta facendo tenere il fiato sospeso a tutta Firenze dalle 19, 25 di domenica sera. Il primo ora rischia un lungo stop (Mondiali compresi) per la sospetta rottura, sarebbe la terza in poco più di due anni, del legamento crociato della gamba destra. «Forte trauma distorsivo», dicono preoccupati dallo staff viola in attesa della Tac. Il secondo, invece, prima si è preso gli insulti, nell'ordine: dei compagni di squadra dell'attaccante viola, di tutto il Franchi, del direttore sportivo Daniele Pradé, del presidente della Fiorentina Andrea Della Valle che gli ha dato del “farabutto”, ma soprattutto negli spogliatoi ha dovuto salvarsi da una caccia all'uomo improvvisata dai viola che volevano farsi giustizia da soli. «Sono state scene spiacevoli», spiega chi ha assistito al dopo partita.
Il derby della solidarietà, cambia volto al minuto numero 23 del secondo tempo, la Fiorentina ha segnato il gol del vantaggio con il difensore argentino Gonzalo Rodriguez. Pepito, che in settanta minuti si è visto pochino, va incontro alla palla, Aquilani lo vede e lo serve, è spalle alla porta, ad una decina di metri dall'area amaranto. Riceve, stoppa la sfera e quando sta per girarsi arriva da dietro l'ex difensore di Napoli e Juventus che lo colpisce sulla gamba destra. Sembra un fallo duro, sì, ma non di quelli terminali.
L'attaccante viola però resta a terra, alza il braccio, si tiene il ginocchio destro, quello malato, fasciato con un tutore nero per cercare di proteggerlo il più possibile. In campo appena i compagni vedono il dolore negli occhi dell'attaccante della nazionale, scoppia il caos: Borja Valero è tra i più arrabbiati, Rinaudo, che viene anche ammonito dall'arbitro Tagliavento, lo manda a quel paese. Il Franchi ha il fiato sospeso, la paura negli occhi dei tifosi somiglia a quella vissuta quando Batistuta crollò a terra in un Fiore-Milan nel febbraio 1999. Quell'infortunio spense i sogni di scudetto dei ragazzi di Trapattoni, ora rischia di fare lo stesso con quelli di Montella. E' solo vedendo il replay del fallo di Rinaudo si capisce quello che è accaduto.
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Mentre Pepito cade a terra, infatti, il ginocchio destro ruota verso l'interno mentre il busto resta parallelo al terreno di gioco. «Era un fallo normalissimo – spiega il difensore amaranto a fine partita - ha fatto molto rumore perché lo ha subito Rossi, io non volevo fare male. In ogni caso – prosegue - volevo chiedere scusa a Rossi subito dopo ma sono stato aggredito. Comunque ne approfitto per chiedere scusa e nei prossimi giorni proverò a farlo di persona». L'ultima immagine di Giuseppe Rossi, capocannoniere della serie A con 14 gol in 18 partite, dentro al Franchi, è quella di un ragazzo di 26 anni che piange mentre esce sulle proprie gambe scortato dal massaggiatore e dal medico della squadra. Nei venticinque minuti che restano, prima della fine, Rinaudo diventa il bersaglio di tutto lo stadio: appena tocca il pallone, partono i fischi. E quando l'arbitro Tagliavento dice che può bastare dalla Fiesole parte il coro: serie B, serie B. Ma il rischio oggi è che abbiano perso tutti qualcosa, vincitori e vinti.
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