Il Tirreno

Livorno

Pallone e famiglia Il cuore d’oro di Gianluca Caboni

di Nicola Nucci
Pallone e famiglia Il cuore d’oro di Gianluca Caboni

L’attaccante sardo della Lucchese è un ragazzo semplice e irriducibile: «Corro, segno e mando i soldi a casa»

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Corre e segna per aiutare la famiglia in difficoltà. Generoso in campo e nella vita Gianluca Caboni, attaccante sardo della Lucchese in corsa per la promozione in Lega Pro, a due punti dalla capolista Correggese. «La mia pù grande soddisfazione è fare stare bene la mia famiglia e vedere sorridere mia madre - racconta la punta rossonera - in questo periodo di crisi una parte del mio stipendio va ai miei familiari». L'antitesi del calciatore viziato, auto di lusso, veline e cellulari alla moda. «Sono giovane e penso anche a divertirmi e fare shopping, non mi sento diverso dai miei coetanei, ma bisogna restare umili e sono già felice di giocare a calcio, la mia passione sin da piccolo». L'attaccante di S.Elena Quartu, 26 anni, è un pennellone alto e veloce. Il gol non è la sua specialità, ma due anni fa nel Selargius in serie D ne ha realizzati 15. A Lucca è arrivato come un oggetto misterioso dal Cynthia Genzano, scoperto dal diesse Bruno Russo, dopo una carriera trascorsa intereamente nella sua Sardegna. L'assillo del gol che non arrivava fino alla doppietta alla sesta giornata contro la Clodiense dopo le due reti in Coppa Italia con la Fortis Juventus. Ma lui non si è mai demoralizzato. Un ragazzo semplice ed irriducibile come la sua terra. In questa stagione nella Lucchese ha segnato 4 gol in 16 gare, in coppia col più esperto Nazareno Tarantino (7 gol) tornato a vestire la maglia rossonera con cui aveva esordito in B. «La prima cosa che ho fatto dopo i primi gol in questa squadra blasonata è stato telefonare ai miei genitori. Ho visto le vecchie foto del Porta Elisa che vorrei rivedere pieno. Possiamo puntare alla promozione e spero di fare più gol nel ritorno». La sua carriera calcistica è stata segnata anche da tappe sfortunate. «A 18 anni ero sul punto di essere ceduto al Cagliari, ma ci furono problemi col cartellino col S.Elena Quartu. Mi sono ritrovato al Tempio dove ho vinto il campionato, ma ho subito un grave infortunio restando fermo nove mesi». La ripartenza dalla Torres in C2. «Avevo firmato un biennale, ma stesso copione visto al Tempio. Il club di Sassari è fallito e sono dovuto ripartire nella D sarda, Budoni, Castiadas e Selargius. Poi ho preso al volo la chances del Cynthia dove ho ritrovato la voglia di giocare». Senza mai dimenticare la famiglia aiutandola con la sorella diventata medico pochi mesi fa. Caboni non è il classico centravanti d'area, non ha l'istinto del goleador, ma per lui stravede il tecnico Pagliuca. Un attaccante dalle grandi leve che lotta e corre per 90 minuti, giocando per la squadra.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore