Gioco
«Nel 2014 voglio tornare a salire sul podio più alto»
Andrea Baldini, il fiorettista che fa sognare l’Italia si racconta in un’intervista tra le soddisfazioni dell’anno che se ne va e le speranze per il futuro
LIVORNO. Sotto pressione anche di domenica. Con il fioretto in mano e panettoni e ricciarelli ancora da digerire. Andrea Baldini a cavallo dei festeggiamenti di fine anno ha ripreso ad allenarsi a pieno ritmo, sotto la guida dello storico maestro Paolo Paoletti al circolo Fides, con tanti buoni propositi.
«L’inizio della stagione agonistica è ormai dietro l’angolo. Il 18 gennaio sarò a Parigi, in uno dei templi della scherma mondiale, per la prova d’esordio di Coppa del Mondo. Bello sarebbe ripetere il successo dell’anno scorso. Oltre a confermare i trentadue punti del ranking mondiale mi consentirebbe di raggiungere quota tre successi, tenendo conto anche di quello dei 2008. E inoltre veder aggiungere un altro mio poster, alla parete d'ingresso del Salle Carpentier, sede delle gare, dove per tradizione sono appese le gigantografie dei vincitori delle ultime precedenti dieci edizioni. Un onore che finora, se ricordo bene, ha avuto solamente un fiorettista francese».È un Baldini sorridente e con le idee chiare, pronto a rispondere anche con qualche battuta, alle nostre domande quello che abbiamo incontrato al circolo scherma di via Allende.
Il 2013 ti ha regalato un oro mondiale a squadre, un bronzo europeo individuale, un paio di successi, a Parigi e Bonn, in Coppa del Mondo e tante altre soddisfazioni. Al 2014 cosa chiedi?
«Sarei contento di ripetermi. Magari facendo un po’ meglio a livello individuale ai mondiali. Dopo il doppio argento di Torino e San Pietroburgo 2006 e 2007 e l’oro del 2009, ad Antalya, sono sempre rimasto lontano dal podio. Spero sia il momento di tornare a salirci sopra».
Allenarti anche di domenica è un palliativo al senso di colpa per qualche festeggiamento di troppo o il desiderio di partire a spron battuto?
«Entrambe le cose (la risposta con risatina di accompagnamento)».
Unico atleta italiano invitato e per la seconda volta consecutiva, al Doha Goals in Quatar. Quest’anno come testimonial Unicef. Per te è un onore e una grande soddisfazione?
«Indubbiamente. Con me c’erano campioni che hanno scritto la storia dello sport come Nadia Comaneci, Boris Becker, Jan Thorpe. Nel mio intervento ho parlato della mia esperienza sportiva ed ho posto l’accento sul mio ruolo di testimonial Unicef. Un meraviglioso esempio d'impegno. Tra gli scopi primari dell'Unicef c’è la promozione dello sport. Un diritto fondamentale di tutti i bambini. Un'adeguata cultura sportiva nell'età giovanile costituisce la base più forte per il futuro di una persona.
Le parole sport, integrazione, competizione, la non discriminazione e la passione possono riassumersi, per me, in un unico vocabolo: scherma. La Fis, che rappresenta la mia famiglia, è una realtà con oltre 20mila atleti, tra cui tantissimi bambini, legati insieme dalla passione per la scherma ed i suoi valori. Inoltre, negli ultimi anni, la scherma italiana si è distinta non solo per i successi in pedana ma anche per i progressi concreti raggiunti nel campo dell’inclusività, dell’integrazione degli schermidori in carrozzina, dei non vedenti, e degli stranieri. Sono contento dell’accordo propositivo tra Fis e Unicef già operativo dal mondiale di Budapest dello scorso agosto. Al mio fianco a Doha ho avuto l’onore di avere il dottor Davide Usai direttore generale dell’Unicef Italia».
A Benedetta, campionessa italiana under 20 di sciabola e argento a squadre alle Universiadi 2013, cosa le manca per non essere perennemente considerata la sorellina di Andrea Baldini?
«Tecnicamente poco o niente. Psicologicamente un po’ più di fiducia nei propri notevoli mezzi. E anche un po’ di fiducia da parte degli altri nei suoi riguardi. Grazie ai risultati ottenuti meriterebbe di entrare in un gruppo sportivo. In questo modo, con una maggiore serenità, a trarne vantaggio sarebbero anche le prestazioni in pedana».
L’università come va?
«A piccoli passi, nonostante gli impegni sportivi, sto andando avanti. Anche con qualche imprevisto. Una decina di giorni fa, ad un esame, mi hanno detto di tornare perché non ero sufficientemente preparato».
E la fidanzata Beatrice? «Lei sta procedendo a gonfie vele. Si è laureata in Giurisprudenza, con 110 e lode e sta frequentando la Scuola Superiore di Magistratura a Roma».
Le Olimpiadi di Rio?
«C’è ancora tempo. Io cercherò di esserci. Come squadra siamo ai vertici mondiali. Ma in Italia, con tanti giovani che hanno già fatto vedere ottime cose anche a livello assoluto, la concorrenza è davvero notevole».
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