Il Tirreno

Livorno

«Ora bisogna lavorare sulle menti dei giocatori»

di Fabrizio Pucci
«Ora bisogna lavorare sulle menti dei giocatori»

Perotti: «Mi assumo le mie responsabilità, ma questa squadra può salvarsi Il mercato? Serve gente motivata». Ieri summit a Genova con il presidente

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LIVORNO. Mare mosso a Livorno. E anche a Genova. La navicella amaranto ondeggia nelle acque tempestose della bassa classifica e l'armatore è stanco. Il momento è delicato e ieri Spinelli ha radunato i suoi uomini in un summit in piena regola a cui hanno partecipato il figlio Roberto e i direttori Signorelli, Capozucca e Perotti. E' proprio il direttore tecnico a tirare le somme di un inizio settimana tutt'altro che natalizio.

Diritto di replica. L'umore del presidente è nero come la pece. Perotti ne prende atto, ma ostenta serenità. Sa bene come funzionano le cose, da esperto navigante di questi mari.

«Spinelli – dice – durante il nostro incontro ha ribadito punto per punto i concetti espressi ieri al vostro giornale. Le sue sono considerazioni legittime perché alla fine è lui che ci mette i soldi. Per quanto riguarda il mio lavoro, personalmente mi assumo le mie responsabilità come è giusto che sia».

Fiducia nel gruppo. Attilio Perotti è una persona seria. Non racconta favole. Sa che la serie A è un campionato durissimo, ma difende l’operato della dirigenza: «Ho fiducia in questa squadra – chiarisce subito – e il mio ottimismo è motivato. Sono certo che se questi ragazzi lottano, corrono e si accaniscono in campo, possono centrare la salvezza».

Il direttore punta il dito sull’aspetto del temperamento: «La squadra deve combattere, dimostrare sul campo la voglia di mantenere ciò che si è conquistata l’anno scorso sul campo». E’ innegabile, però che il rendimento è inferiore alle attese. Perotti non si nasconde dietro un dito: «Lo sappiamo – conferma – e abbiamo individuato alcune criticità su cui intendiamo lavorare. Purtroppo ci sono giocatori che hanno reso meno di quanto era preventivabile. Prendiamo per esempio Biagianti. Il ragazzo non si discute, ma è andato incontro ad una incredibile serie di infortuni».

Il direttore tecnico amaranto argomenta le sue considerazioni: «Ad agosto abbiamo tenuto Paulinho, ripreso Duncan e acquistato Emeghara, il cui arrivo aveva soddisfatto la piazza. Non siamo stati con le mani in mano».

Il mercato. E’ chiaro come il sole che questa squadra ha bisogno di rinforzi per mantenere la categoria. Spinelli ha dichiarato che prima di procedere agli acquisti è necessario sfoltire la rosa.

«Sì. La strategia viene decisa dal presidente. Detto questo – prosegue Perotti – credo che sia giusto non ingannare la gente. Non sarà un mercato semplice. Sento fare nomi che non sono facilmente raggiungibili. Dobbiamo prendere qualcuno che è ai margini nella squadra dove gioca adesso e che decide di mettersi in discussione e in mostra negli ultimi sei mesi di questa stagione».

De Ceglie è un nome accostato al Livorno: «Vedremo, ma non è semplice. Detto questo mi preme sottolineare che la nostra squadra, così com’è, non sarà da decimo posto, ma nemmeno da penultimo. E’ chiaro che vogliamo fare qualcosa a gennaio».

Via di salvezza. La classifica asfittica, il mercato che si annuncia in salita. Ma allora qual è la strada da percorrere se vogliamo rimanere in serie A? Perotti è combattivo: «Faremo tutto ciò che sarà possibile per migliorare l’organico, ma soprattutto dobbiamo lavorare sulla testa di questi giocatori. Sapevamo che la serie A avrebbe presentato grandi difficoltà, ma se la affrontiamo con un piglio più convinto possiamo far bene».

Tutti uniti. Il direttore chiude il suo 2013 con un auspicio: «Questa squadra ha bisogno dei suoi tifosi. Abbiamo ottenuto molti risultati grazie a una rara unità d’intenti. Sabato dopo la partita la gente di Livorno ha applaudito i giocatori. Quello è l’atteggiamento giusto, che può portarci lontano o comunque in linea di galleggiamento in classifica».

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