Gioco
Gli «sceicchi» col fioretto imparano l’arte a Livorno
Accordo tra la Toscana e Abu Dhabi: Sanzo e altri maestri svelano i «segreti» «Solo qui possiamo crescere». Sono 10, ma noleggiano un pullman da 50...
LIVORNO. Da Abu Dhabi, il più grande e tra i più ricchi degli Emirati Arabi, a Livorno, Pisa e Navacchio a lezione di scherma. Uno sport che si sta facendo largo e ogni giorno moltiplica il numero dei propri proseliti anche nei paesi più potenti del pianeta dal punto di viksta economico. Una decina di giovani spadaccini arabi, dai quindici ai venti anni di età, accompagnati dal loro Coach Fathi Haffaur, la loro Woman team manager Aida Mohani e il loro team manager Al Menhali Raled, hanno scelto quella che ritengono una delle roccaforti mondiali di questo sport, per carpirne i segreti e migliorare le loro performance.
L’arrivo del gruppo martedì scorso, il ritorno a casa alla vigilia di Natale. «Con l’intenzione di tornare in un prossimo futuro», le parole del coach. Che gli atleti arabi non siano venuti a fare una gita di piacere si è capito subito.
Il giorno dopo il lungo viaggio verso la Toscana erano già sotto pressione, divisi in piccoli gruppi a seconda della specialità. Con fioretti, sciabole e spade in mano a sudare e divertirsi sulle pedane del Fides, dell’Accademia della Scherma, del Club Scherma Pisa Antonio Di Ciolo e il Club Scherma Navacchio. Per gli spostamenti, da un posto all’altro, in piena comodità non si sono davvero limitati e hanno noleggiato un mega pullman da cinquantadue persone. La grandeur, d’altra parte, è un segno distintivo degli Emirati, gente che non bada a spese.
L’approdo degli schermitori arabi dalle nostre parti non è stato un fulmine a ciel sereno ma fa parte di un percorso preparato a puntino. E come spiega lo sciabolatore trentenne, del Fides e delle Fiamme Oro Marco Ciari, è il coronamento di un percorso iniziato a primavera.
«In aprile insieme allo spadista pisano Stefano Cinotti e agli ex grandi fiorettisti Salvatore Sanzo e la moglie Frida Scarpa, abbiamo passato una settimana ad Abu Dhabi a insegnare scherma, in una grande palestra alla quale erano iscritti una cinquantina di giovani e giovanissimi. Siccome l’esperimento è piaciuto ci hanno invitato a tornare a Novembre addirittura per due settimane. Cosa che abbiamo fatto con entusiasmo».
Poi Ciari aggiunge: «Da loro la scherma è uno sport in crescita. Pur avendo ancora aspetti hobbistici se il trend è questo è facile intuire che i risultati, anche a livello mondiale, non tarderanno a arrivare». Quello che meraviglia, ma pensandoci bene non più di tanto, è che del gruppo facciano parte anche tre ragazzine.
«Fino a qualche tempo fa –ci dice uno dei ragazzi - lo sport al femminile, da noi, era quasi inesistente. Ora, pur essendo ancora poche le atlete, è in buon crescita».
E la scherma, è facile intuirlo, è tra i più gettonati perché nel caso di ragazze si sposa perfettamente con la loro indole e tradizione. Quando salgono in pedana rimangono scoperte solo le dita della mano che non impugna l’arma. E per non avere i capelli scoperti prima di indossare la maschera mettono un cappello. Tra le prime a incrociare il fioretto e scambiare qualche parola con due ragazzine arabe, all’Accademia della Scherma presso il PalaModigliani, sono state la sedicenne Eleonora Dini e la quindicenne Sara Frosini. «Si vede che sono un po’ inesperte ma hanno volontà e tanta voglia di imparare. E anche una buona predisposizione», i loro commenti a caldo, mentre i ragazzi arabi stavano tirando con il maestro Del Macchia, il fiorettista Giacomo Lucchesi e altri atleti livornesi. Bravi in pedana ma anche simpatici e sorridenti, i ragazzi. «Da noi lo sport per eccellenza rimane il football, però, tanti giovani e giovanissimi si stanno avvicinando alla scherma», le parole di Majed Al Mansoari, un fiorettista con la parlantina sciolta.
«Io ad esempio – aggiunge - l’ho preferito ad altri sport perché ha qualcosa di diverso, ha un fascino del tutto particolare. Per far bene, oltre ad avere una condizione fisica ottimale, durante una gara, è necessario riflettere e pensare per trovare le soluzioni più opportune per tentare di recuperare o superare un avversario. Questo connubio tra preparazione fisica e impegno mentale mi ha subito affascinato».
Majed è contento che anche le ragazze facciano scherma. «Qualche volta tiriamo insieme. Al termine dell’assalto però, a differenza di quando tiriamo tra noi ragazzi, non ci diamo la mano». Tra i suoi sogni nel cassetto, invece, un podio Olimpico o Mondiale.
Uno di quelli che potrebbe concretizzare questo sogno ai mondiali giovanili è lo sciabolatore Al Hamed Alì: uno dei più bravi della compagnia, già tecnicamente avanti rispetto. ai compagni
Alle parole di Major fanno eco quelle del coach Haffaur Fathì. «Siamo venuti in Toscama per dare la possibilità di migliorare il loro modo di fare scherma. C’eravamo venuti già l’anno scorso. Qui da voi nella scherma siamo all’avanguardia mondiale, lo dimostrano le centinaia di medaglie nelle maggiori competizioni mondiali. Quindi c’è tanto da imparare».
E la Toscana della scherma è ben lieta di percorrere questa strada insieme a loro. Questo il gruppo. Schermitori (Player): Al Mansoari Majed, Al Mosaabi Yazia, Al Mosaabi Ashwah, Al Hamadi Abdulah, Al Hamadi Ali, Al Graith Abdalah, Al Qubaiai Handa, Al Kebi Abdulah, Al Azaizi Nahyan, Al Zarouni Khalifa. Staff: Coach Captain Fathi Haffaur, Woman team manager Captain Aida Mohani, Man team manager Al Menhali Raled.
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