Sicurezza
«È colpa delle scelte dei miei dirigenti»
Spinelli esplode: «La squadra l’hanno fatta loro. Io mi tiro fuori, il mercato è bloccato e non mi vedrete più a Livorno»
LIVORNO. Natale in casa Livorno. Non c'è nulla di divertente. Il nostro cinepanettone non fa ridere proprio nessuno. La sconfitta con l'Udinese ha acuito la crisi tecnica e soprattutto ha prodotto un nuovo down umorale del presidente Spinelli.
Anche quest'anno la storia si è ripetuta con disarmante puntualità: promozione in serie A, allestimento di una squadra che non sembra all'altezza del campionato, sconfitte, contestazione alla società e il pres che, amareggiato, pensa di ritirarsi sull'Aventino. Bentornati sulle montagne russe amaranto.
Presidente, che cosa le è rimasto dopo la sconfitta di sabato?
«Quel 2-1 ha lasciato il segno. La mia avventura a Livorno è finita».
Addirittura, ma non le pare troppo?
«No. Nemmeno per idea. Non ho più intenzione di rovinare la mia vita e la famiglia per il calcio. Non verrò mai più a vedere una partita del Livorno allo stadio. D'ora in poi seguirò la squadra solo in televisione. Purtroppo ho pure qualche problema di salute. Chiedete al professor Felli. Non voglio rimetterci più nulla».
Presidente, però bisogna essere onesti. Si è espresso molte altre volte in questi termini, poi la tempesta è finita in un bicchiere. Questa volta perché dovremmo pensare che c’è qualcosa di diverso ?
«Avete visto tutto com'è andata la partita. Non mi è piaciuto nulla a cominciare dall'atteggiamento della squadra nel secondo tempo. Dobbiamo entrare nell'ordine di idee che certe volte anche un punto fa classifica e invece siamo alle solite. Il pari sarebbe stato come una vittoria. Se non cambiano mentalità è finita. E poi quell'arbitraggio... Via, lasciamo stare...».
No presidente, ci dica.
«Se non ci vogliono in serie A, basta che ce lo dicano. Sono stanco di lottare contro tutto e tutti. E comunque ringrazio l'arbitro Doveri: con quella sua direzione di gara mi ha aperto gli occhi. Mi ha fatto capire che è il momento di chiudere con il calcio».
Presidente, ci sfugge una cosa: con chi ce l'ha?
«Ce l'ho col mondo! Sono stato ingenuo ad avallare la campagna acquisti della scorsa estate. Avrei fatto meglio a mantenere il gruppo della promozione. Avrei risparmiato e la squadra si sarebbe presentata in A con meccanismi già oliati. Il Livorno di oggi non va, c'è poco da dire. Non va proprio».
Parlavamo dell’arbitro e poi ha spostato il mirino...
«È un discorso che vale per tutto. D'ora in poi non voglio più sentir parlare di nulla».
In questi casi viene tirato in ballo l'allenatore. Nicola rischia?
«No, ma comunque a questo stato delle cose, non dipende da me, ma da Signorelli, Perotti e Capozucca.. Io ho accettato tutte le scelte e le proposte avanzate da loro e dallo stesso mister. Ora vadano loro a caccia della salvezza. Loro devono essere i primi a credere nell'obiettivo di inizio stagione. Mi portino i risultati»
La squadra è debole, ma siamo a dieci giorni dall'inizio del mercato. Insomma, c'è tempo per rimediare...
«Lo so, ma io non mi occuperò più di nulla. Il mercato è di competenza dei tre direttori più Nicola».
A questo punto sono più importanti gli acquisti di chi li perfezionerà. C'è da sfoltire la rosa, ma la precedenza deve andare necessariamente ai movimenti in entrata altrimenti è dura. Che ne pensa?
«No, no, non sono assolutamente d’accordo. Rimango della mia idea. Io avallerò gli acquisti solo dopo che ci saranno state uscite. Prima no. Altrimenti rimaniamo così».
Presidente, lei conosce bene la serie A e il mondo del calcio. Sa bene che con questo organico il destino è segnato. Per una volta potrebbe ribaltare le priorità? Cioè: compriamo quello che serve, poi pensiamo a sfoltire.
«Io ho la coscienza a posto. Mi sono fidato dei miei dirigenti che mi avevano assicurato di aver costruito una squadra competitiva. Ho sbagliato a firmare tutto, anche quei movimenti di mercato che non mi convincevano e che hanno comportato il pagamento di ingaggi elevati».
Si riferisce a Biagianti?
«Non mi interessano i nomi. E comunque non voglio sentir parlare d'acquisti se prima non parte qualcuno».
Presidente, lei è il proprietario della società. Sa bene che è il padre di tutti i successi, ma anche il responsabile delle stagioni sbagliate...
«Certo. Ci mancherebbe. Non mi sono mai sottratto alle mie responsabilità anche se - ribadisco - ho la coscienza a posto. Le colpe sono esclusivamente mie perché la firma e la faccia ce le metto io. E infatti avete visto con chi se la sono presa i tifosi sabato? Con me. Ed è normale. Ma io voglio essere chiaro con la gente di Livorno. Sabato c'erano 1865 paganti per un incasso di diciottomila euro, quando ne spendo più del doppio solo per far disputare la partita di campionato. Dove vogliamo andare con queste cifre irrisorie? Altro che festa del centenario nel 2015: non sarò io ad occuparmene. Scrivono che devo frugarmi, ma non si rendono conto di quello che c'è in giro nel calcio italiano. Sono cornuto e bastonato perché in 15 anni mi pare di aver fatto cose importanti qui a Livorno e anche quest'anno sto rimettendo fior di milioni».
Presidente, ma si potrebbe trovare una sintesi tra le posizioni dei tifosi e le sue? Tre acquisti azzecati e potrebbe raddrizzare la barca per la felicità di tutti, dei tifosi e dei conti visto che restare in A porterebbe un’altra ventina di milioni in cassa.
«Ripeto. Sono i direttori che fanno mercato. Se per loro la squadra può salvarsi ne sono felice. La strategia di mercato è chiara. Firmo gli acquisti dopo le cessioni. Poi non voglio sapere altro fino a quando il Signore non deciderà di mandarmi un sostituto perché abbiamo superato ogni limite».
Significa che ha intenzione di mettere la società in vendita?
«Significa che prima o poi verrà qualcuno al posto mio».
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