Il Tirreno

Livorno

Cori e striscioni, la Nord contesta Spinelli

di Federico Lazzotti
Cori e striscioni, la Nord contesta Spinelli

Il cuore del tifo amaranto prima chiede rinforzi e a metà ripresa urla: «Vattene». A fine gara applausi solo per la squadra

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LIVORNO. È il trentesimo del secondo tempo quando la Nord scrive l’ennesimo capitolo: “La contestazione di Natale”, della travagliata storia d’amore, odio e passione che ha contraddistinto il rapporto con Aldo Spinelli negli ultimi dieci anni.

L’Udinese in quel momento gestisce il vantaggio senza dare l’impressione di avere nelle mani il colpo del ko, ma il Livorno non riesce mai a ripartire a caccia del pareggio; Ceccherini chiede il cambio per un infortunio, Emerson sembra stremato, Paulinho svuotato ed Emeghara, entrato per dare profondità alla squadra, si sta facendo notare solo per le scarpette arancio fluo e l’ennesimo passaggio all’indietro. Come se non bastassero limiti e difetti della squadra, a far perdere pazienza e speranza ai 9mila del Picchi, ci pensa anche l’arbitro Doveri da Roma 1 con qualche decisione che fa invocare l’instant replay in campo e il rostro fuori.

«Aldo Spinelli è/il mio presidente/sono dieci anni che/lui non spende niente», urlano per attirare l’attenzione della tribuna autorità dov’è seduto il presidente: piumino blu e sciarpa gialla. Poi dallo sfottò alle richieste il passo è breve. Niente giri di parole, due messaggi chiari, diretti, inviati cantando con il linguaggio della curva: «Levati, levati, levati di ..., oh Spinelli levati di...». E ancora: «Vattene, vattene a f... Spinelli, vattene, vattene a f...».

D’un tratto sembra lontanissimo il giorno - era appena il 2 giugno scorso - della promozione in serie A, quando dopo i bagordi della festa, Sciu Aldo veniva osannato come Re Mida nel piazzale davanti allo stadio, perché bravo e capace come nessuno: in un anno aveva trasformato in oro una squadra di semplici uomini.

Ma l’ennesima incrinatura di un rapporto di cristallo, non è come le bombe carta lanciate durante il match: improvvise e inaspettate, ma un viaggio durato 17 partite lungo le quali i tifosi sono passati dalla positivismo di inizio campionato al pessimismo cosmico di chi ormai dà gli amaranto spacciati.

E per la curva questa metamorfosi che ha trasformato i principi in rospi avrebbe il suo principale responsabile nel presidente amaranto. Non in Davide Nicola e nemmeno nei giocatori, applauditi anche a fine partita quando si sono presentati sotto la curva dopo aver raggranellato un punto in sei partite.

«Se non ci fosse Spinelli - dicono i sostenitori del partito del presidente - saremmo ancora nei dilettanti».

Il nocciolo della contestazione lo hanno scritto gli stessi tifosi nel maxi striscione esposto nella Nord: «C’è un centenario da festeggiare, in serie A vogliamo restare. Spinelli ti devi frugare». Il presidente ha già promesso tre, forse quattro acquisti per gennaio, mantenere la promessa sarebbe un bel segnale per tornare a vivere felici, contenti e magari salvi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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