Il Tirreno

Livorno

PARLA NICOLA

«Una bella occasione: friulani pericolosi, a noi serve coraggio»

di Gianni Tacchi
«Una bella occasione: friulani pericolosi, a noi serve coraggio»

LIVORNO. I discorsi della vigilia parlano di «partita come le altre», ma quella con l’Udinese sembra un bivio. Davide Nicola non la etichetta così, però in settimana è intervenuto per difendere i...

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LIVORNO. I discorsi della vigilia parlano di «partita come le altre», ma quella con l’Udinese sembra un bivio. Davide Nicola non la etichetta così, però in settimana è intervenuto per difendere i suoi uomini e per chiedere l’aiuto del pubblico. E ora sottolinea: «Domani (oggi, ndr) avremo l'opportunità di fare un passo verso la salvezza. Siamo consapevoli che sarà una gara da sfruttare per il nostro obiettivo, ma vale 3 punti come tutte le altre. Formazione? Abbiamo preparato un po’ di cose, potrebbero esserci alcune novità. Comunque la forza di questa squadra è quella di avere 7-8 giocatori che trascinano e integrano gli altri quando vengono chiamati in causa». Ti aspetti una reazione particolare dopo il ko con la Lazio? «No, mi aspetto semplicemente una partita attenta, coraggiosa e determinata, come abbiamo fatto quasi sempre in questa prima parte di stagione. In settimana ci siamo allenati tanto e bene, dovremo essere concentrati per oltre 90 minuti e cercare di sfruttare le situazioni. Insomma, dovremo dare tutto sapendo che poi ci sarà la sosta». E sapendo anche che l’Udinese si trova in uno dei momenti più difficili degli ultimi anni. «Probabilmente si aspettava di avere qualche punto in più, ma resta una squadra rognosa. Comunque la sconfitta interna con il Torino non è così assurda: i granata stanno disputando un campionato importante, hanno grandi valori e si trovano in un’ottima posizione di classifica». Qual è il punto di forza dei bianconeri? «Dire Di Natale sarebbe troppo facile. Il segreto è quello di avere una struttura solida e organizzata alle spalle: loro seguono i talenti emergenti in tutte le parti del mondo, li prendono e li mettono in condizione di poter crescere. I friulani, per questi motivi, sono invidiati anche a livello europeo. Ma non è tutto qui». Cioè? «L’Udinese è tra le realtà più abituate a stare in serie A. E negli ultimi anni ha disputato campionati nobili, riuscendo a centrare l’Europa 3 volte. É una formazione aggressiva e pericolosa, che gioca soprattutto sulle seconde palle». E il lavoro di Guidolin, in queste stagioni, è stato decisivo. «Lui è tra i 10 tecnici italiani più capaci: ha grande esperienza e ha lavorato in contesti diversi. Le sue squadre sono compatte, arcigne e sempre pronte ad aggredire l’avversario». Questo sarà il primo di quattro incontri fissati in anticipo alle 18: cosa cambia dal punto di vista della pressione? «Non si tratta di pressione, ma di voglia. Giocare prima o dopo non modifica l’obiettivo. Comunque queste cose fanno parte del calcio, dove le regole vengono dettate anche da altre situazioni». Il tuo intervento di martedì ha cambiato qualcosa nell’ambiente? «Ho captato ancora una volta l’affetto di tutti verso questo gruppo. Le mie parole hanno semplicemente fotografato il nostro percorso, che fin dall’inizio si basa sull’umiltà, sulla cultura del lavoro e sulla voglia di migliorare. E noi vogliamo migliorare ancora per dimostrare di poter stare in questa categoria». Intanto si avvicina il mercato. «Ma per me oggi esiste solo l’Udinese, nessuno deve sentirsi sotto esame». Però c’è qualche problema in attacco rispetto allo scorso anno. «Dobbiamo fare un paio di considerazioni: intanto è impossibile paragonare questo campionato alla serie B, inoltre nessuno dei nostri attaccanti ha 30 centri in A nel curriculum. Comunque Emeghara ha giocato 12-13 partite segnando 2 gol, numeri che si ritrovano nel torneo di Siligardi. Paulinho invece ha realizzato 6 reti e sta dimostrando di avere qualcosa in più. Poi ci sono Greco, che ha fatto 2 gol e qualche assist, e Belingheri, fermato però due mesi e mezzo da un infortunio». A sinistra invece si sono alternati tanti giocatori: perché? «Non abbiamo trovato il titolare fisso. Ogni volta la scelta dipende dal momento, dall’equilibrio, dall’espressione di gioco e dall’avversario».

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