Gioco
«Mister, niente vacanze: ci alleniamo»
Iniziativa a sorpresa dei giocatori, ferie ridotte al minimo sindacale (5 giorni) e i sudamericani cancellano il ritorno a casa
LIVORNO. Abbiamo visto di tutto a Livorno. Leoni e fighetti, uomini-simbolo di cui andiamo ancora fieri e banderuole, giocatori col senso di appartenenza e menefreghisti. Ecco, per il Livorno attuale prendete l’aggettivo “menefrefghisti” è gettatelo nel cestino, va bene anche raccolta non differenziata. Perché qui c’è un gruppo che, al di là dei risultati, non si tira indietro. Anzi.
Il retroscena è di queste ore e arriva dall’interno dello spogliatoio. Un patto d’acciaio in piena regola che ha visto protagonisti i giocatori e l’allenatore. La squadra in sostanza ha deciso, concordando il tutto con Nicola, di ridurre al minimo sindacale le vacanze: 5 giorni, non uno di più. Lo spogliatoio amaranto resterà chiuso solo da domenica 22 a giovedì 26. E non finisce qui. La squadra si allenerà anche il 31 dicembre e l’1 gennaio, in vista della ripresa di domenica 5 gennaio con il derby in casa della Fiorentina.
E gli stranieri? Annullati i biglietti di ritorno a casa, anche i sudamericani hanno deciso di restare compatti ad allenarsi. Paulinho non si muoverà da Livorno, così come Valentini e Mosquera, mentre Emerson andrà solo 3-4 giorni a Olbia dove tra poco partorirà la moglie. L’unico che farà un viaggio leggermente più lungo è il giovane Borja che si è concesso qualche giorno a Parigi, ma pure lui venerdì 27 sarà in prima linea ad allenarsi.
Può sembrare un dato di poco conto, ma guardate che questa è una dimostrazione vera di attaccamento alla maglia, attaccamento al proprio allenatore, attaccamento ai tifosi. Altro che baciare la maglia e poi darsi malato al primo acciacco, come ha fatto qualche super-pagato in un passato per niente lontano.
Questo “patto” è lì a dimostrare che forse non abbiamo la squadra più forte della serie A e magari neanche dei campioni, ma senza dubbio abbiamo uomini seri, che hanno sposato una causa. Ricordiamocene nei momenti neri, quando magari ci verrebbe dal mandare al diavolo questo o quello perché magari sbagliano un tiro o un passaggio. Il tifoso, soprattutto livornese (e in questo ci siamo sempre sentiti superiori), deve saper guardare oltre. Prima l’uomo, poi il giocatore. Bravi ragazzi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
