Gioco
Queste non son Klose da Livorno
Con la Lazio gli amaranto franano in soli 26 minuti. Il mister resta ma serve una scossa
ROMA. “Compramoce una maglia con scritto “io c’ero”. Da retta a me…”. Nell’amara ironia di un tifoso laziale in tribuna c’è tutto il grigiore di questa partita: la Lazio ritrova la vittoria senza mai dare l’idea di essere uscita dalla crisi, il Livorno frana con una prestazione che ha il profumo di quella di Verona col Chievo e ci conferma i limiti tecnici della rosa. Fosse per questa partita, verrebbe da farsi il segno della croce e pregare. Ma abbiamo negli occhi anche l’immagine della squadra brillante ed esaltante vista contro il Milan, e allora vogliamo ancora crederci, senza mollare un centimetro.
Nicola e il mercato. Se ci crede anche la società, lo vedremo nei prossimi 30 giorni. La conferma di Nicola è arrivata, convinta, a fine partita da parte del presidente Spinelli. E di idee chiare c’è davvero un gran bisogno. Nicola può aver commesso degli errori, ma restiamo dell’idea che cambiarlo sarebbe assurdo per una valanga di ragioni. Nicola è preparato, ci ha portato in serie A, merita credito fosse solo per il miracolo dello scorso anno e per l’intensità con cui lavora. E non dimentichiamoci che lui dal primo giorno ripete che sarà dura, che sarà una battaglia, e alla società ripete che servono giocatori. Sarà il caso di ascoltarlo?
Acquisti sopravvalutati. A questo punto sorge il dubbio (e qualcosa in più) che diversi acquisti estivi siano stati sopravvalutati. Se andiamo a vedere, non ce n’è uno che per ora abbia convinto fino in fondo, uno diciamo da 6,5 in pagella. Coda sta deludendo, Emeghara sembrava la panacea dei mali in attacco e invece si è incartato dopo la prima partita; Biagianti ha avuto molti infortuni e sembra involuto, Greco forse è il più affidabile, Valentini è contorno, quanto a Borja e Mosquera è evidente che non sono ancora pronti. Avete notato che, finora, i migliori sono sempre stati i giocatori che venivano dalla serie B? Quando Emerson, quando Paulinho, quando Schiattarella, quando Luci. Non crediamo sia un caso.
25’ da paura. La partita è tutta nella prima mezzora. Purtroppo. E diciamo purtroppo perché poi nella restante ora di tempo il Livorno ha fatto pochissimo per riaprirla. L’inizio è stato inquietante, perché il Livorno proprio non riusciva a fare 2-3 passaggi di fila. Il piano di Nicola era presentare una squadra compatta, capace poi di verticalizzare subito verso Paulinho e Siligardi. In realtà la compattezza si è sbriciolata dopo un amen, con Biagianti e Duncan fragili in mezzo, con i tre centrali subito in difficoltà, con Mbaye che a sinistra faceva fatica a contenere Candreva.
In questo frangente la Lazio è stata brava a pressare alto, ci ha messo intensità e voglia di vincere. E soprattutto ci ha messo Miroslav Klose. Poteva rientrare dall’infortunio la prossima settimana? No, proprio con il Livorno… Certo che i nostri difensori gli hanno confezionato un bel regalino per questo rientro, aprendogli un paio di autostrade. Sul primo gol il tedesco si è infilato tra Coda e Emerson e si trovato solo davanti a Bardi, sul secondo idem con patatine dopo un errore di Emerson in disimpegno e un rimpallo sfortunato di Ceccherini. Ma la sfortuna c’entra poco. Perché considerate che la Lazio nella prima mezzora ha segnato 2 gol, preso un palo clamoroso (sempre con Klose) e sfiorato la rete in almeno altre due occasioni nitide.
Lo stagno. Il tutto in un clima non certo amichevole per la Lazio, fischiata e contestata prima della partita, mai incoraggiata durante la gara, con la curva nord che lanciava solo cori nostalgici o contro Lotito. Sul 2-0 il Livorno si è un po’ assestato, ma non ha trovato il cambio di marcia e ha fatto la fine di una foglia nello stagno. Nicola ha messo dentro nella ripresa Valentini per Coda e Greco per Mbaye, spostando Duncan sulla sinistra, poi ha provato anche con Emeghara al posto di Siligardi. I risultati sono stati modesti, Marchetti non ha fatto mezza parata e la partita si è tristemente avviata verso il tramonto, senza neanche un lampo. Sarebbe bastato poco per mettere almeno paura alla Lazio. Guardiamo avanti. Senza calcoli ma con progetti chiari di mercato. Perché adesso è importante che la società metta questo allenatore e questo gruppo nelle migliori condizioni per giocarsi la salvezza.
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