Il Tirreno

Livorno

«Col Milan la svolta ora serve continuità»

di Fabrizio Pucci
«Col Milan la svolta ora serve continuità»

Davide Nicola disegna la partita e non si fida dell’avversario

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LIVORNO. Davide Nicola. Quali risposte ti attendi dalla squadra dopo la prestazione convincente di sabato con il Milan?

«Mi aspetto la conferma di uno standard di comportamento più che rendimento perché questo è sempre stato buono salvo qualche rara eccezione. Adesso dobbiamo mantenere ampiezza di campo per subire meno ed essere capaci di giocare nella metà campo avversaria come abbiamo fatto con i rossoneri. Credo che possiamo farlo».

La Lazio è in difficoltà. Ti preoccupa questa considerazione?

«Non più di tanto. Tutti gli avversari che incontriamo hanno la necessità di far punti, esattamente come noi. Di certo a questo punto del campionato nessuno nella Lazio avrebbe pensato di trovarsi in questa posizione di classifica, però è anche vero che la squadra di Petkovic paga dazio perché è impegnata su più fronti. La qualità del loro organico, però non è in discussione».

Sul piano tattico è possibile qualche sorpresa?

«Noi abbiamo una base di gioco con otto o nove giocatori che hanno disputato quasi tutte le partite. E su quella base intendo continuare a lavorare. Sorprese? Al massimo possono esserci adattamenti».

Nella Lazio c'è Klose, prima punta pura. In passato contro questo tipo di giocatori hai inserito Rinaudo. Ripeterai l'esperimento anche a Roma?

«È molto più importante avere un'identità tattica precisa che andare dietro al singolo giocatore. Rinaudo? Potrei sceglierlo, ma per altre dinamiche e non solo perché c'è Klose che resta comunque il centravanti per eccellenza, un grande uomo d'area».

Il guaio è che la Lazio non è solo Klose…

«Esatto. Menziono volentieri Candreva che è uno dei giocatori più forti in Italia, ed Hernanes è un elemento di livello assoluto. Noi dovremo essere compatti. Se giochiamo come contro il Milan siamo competitivi. Si può perdere, ma si può anche vincere».

I tifosi biancocelesti sono delusi e in ebollizione. E' un vantaggio o no?

«Non credo molto a queste cose. Bisogna vede qual è la realtà. Noi per esempio prima di affrontare il Milan abbiamo vissuto una settimana di tensione che non abbiamo voluto appositamente far calare per tenerci sulla corda».

Petkovic è in bilico…

«Noi allenatori lo siamo sempre. Lui credo che abbia insegnato molto agli allenatori italiani perché non ha mai perso la serenità».

In settimana su che cosa hai posto l'accento con i ragazzi?

«Sulla consapevolezza che possiamo giocarcela anche con le grandi».

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