Gioco
Il pugilato in pugno: a 16 anni Gressani invade l’Europa
Prima il titolo italiano, poi il bronzo in Russia tra gli Junior «Avevo 9 anni, vidi Rocky in tv e da lì mi è cambiata la vita»
LIVORNO. In un mesetto ha vinto la medaglia d’oro ai campionati italiani e quella di bronzo agli europei di Anapa in Russia, nella categoria Junior al limite dei 66 Kg. Filippo Gressani, 16 anni compiuti il 23 agosto, è l’astro nascente del pugilato di casa nostra.
Per ritrovare un giovane boxer livornese su un podio planetario dobbiamo fare un salto a ritroso di trent’anni stecchiti. Nel 1983 a S. Domingo, ai campionati del mondo giovanili, il grande Alessandro Scardino, classe 1966 e figlio dell’indimenticabile Piero, conquistò una stupenda medaglia di bronzo. «In semifinale persi dal grande filippino Luisito Espinoza, che qualche anno dopo, tra i professionisti, si mise al collo prima la corona mondiale dei gallo e poi dei piuma».
Ma torniamo al nostro campioncino. Al pugilato è arrivato quasi casualmente come ci ricorda lui stesso.
«Tutto è iniziato a nove anni guardando un film di Rocky. In quel periodo praticavo karate, però a stuzzicare la mia fantasia era soprattutto il pugilato».
Perché? Che cosa ha di speciale?
«Penso sia lo sport più bello di tutti. Differente da tutti gli altri. Per tre round ti prendi a pugni contro una persona che non avevi mai visto o conoscevi a malapena. Poi, appena suona l'ultimo gong, l’abbracci e gli fai i complimenti qualunque sia il verdetto».
Il tuo modello. Il tuo idolo?
«Nessun dubbio: lo statunitense di colore Floy Joy Mayweather. Il più forte e bravo di tutti. Capace di vincere il mondiale in cinque categorie diverse: superpiuma, leggeri, superleggeri, welter e superwelter».
A scuola come va?
«Frequento la terza all’istituto Colombo».
In famiglia cosa pensano di questa tua passione?
«Sono tutti felici e m'incoraggiano a continuare».
Che tipo di boxer sei?
«Con un pizzico di immodestia dico che sono un pugile intelligente. La boxe che prediligo è fatta con cuore, mani e cervello. Esplicitando i concetti significa rifiutare la rissa. Rimanere sempre concentrato, portare colpi in maniera chirurgica e cercare di prendere pochi cazzotti».
Mai pensato: chi me lo fa fare?
«Come ha detto Roberto Cammarelle fare pugilato non è un sacrificio ma un nostro desiderio. Se incomincia a pesarti la testa significa che per te non ci sono prospettive ed è meglio lasciar perdere».
Cosa ti ha detto il CT Bergamasco?
«Che come pugile gli piaccio».
Chi ti senti di dover ringraziare?
«Tutti quelli che mi sono sempre stati vicini e hanno creduto in me. In particolare Donato Salvemini, Sergio Pulimeno e Franco Nenci per avermi aiutato a crescere e migliorare».
Come lavoro cosa ti piacerebbe fare?
«Il barman».
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