Il Tirreno

Livorno

Bardi, un momento così tra miracoli e amnesie

di Fabrizio Pucci
Bardi, un momento così tra miracoli e amnesie

Un periodo di forma non eccezionale per Checco, colonna dell’Under 21 Qualche sbavatura a Verona e col Milan, ma che parata sul missile di «Balo»

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LIVORNO. Francesco Bardi e l'altalena. Non è una favola e nemmeno un accostamento dovuto alla giovane età del portiere amaranto. Le oscillazioni sono legate al suo rendimento, sopecie a quello più recente. Premessa: il talento del numero uno amaranto non è affatto in discussione. Francesco è il presente del Livorno e della selezione Under 21 e il futuro dell'Inter e pure della Nazionale. Però ha solo ventuno anni, età tenerissima per il ruolo di portiere e qualche piccolo infortunio può capitare: sono errori di gioventù di quelli che possono succedere al debutto nella massima serie con tutta la pressione possibile addosso.

Lo sa lui per primo che non si esaltò dopo la parata salvatutto su Calaiò al 93' di Genoa- Livorno 0-0 del 21 settembre a Marassi e non si deprime certo adesso che sta attraversando un momento di forma «normale», di certo non eccezionale. Il guaio è che fino ad ora Checco ci aveva abituato fin troppo bene.

Sotto lo sguardo attento del preparatore Rossano Berti e con i consigli di Aldegani, Anania e (perché no?) di Fofò De Lucia, il portiere dell'Under 21 sta crescendo e continuerà a farlo fino a raggiungere i traguardi che merita per serietà e tecnica sopraffina.

Diavolo d'un Balotelli. La partita di sabato pomeriggio costituisce il paradigma dell'attuale Francesco Bardi, perché a una sbavatura ha fatto seguito un intervento prodigioso. Checco non è stato irreprensibile (al pari di almeno tre suoi compagni di squadra) in occasione del primo gol di Balotelli. Il cross di Kakà sembrava lento e leggibile, ma il pallone è arrivato comunque a SuperMario che lo ha recapitato in fondo al sacco senza che Francesco riuscisse a intgercettarlo in uscita.

Nella ripresa, però Bardi si è riscattato alla grande disinnescando una bomba del solito «Balo» lanciato a rete come un treno in corsa, un destro ciclonico con traiettoria a scendere che non era davvero semplice da toccare. Pressoché nulle le responsabilità sul gol del pareggio: il pallone viaggiava a velocità supersonica. Quel missile non lo avrebbe intercettato neanche la contraerea più attrezzata ed evoluta e infatti si è spento nell’angolo alto.

Nelle mani di Francesco. In questo campionato abbiamo contato almeno una dozzina di parate decisive, veri e propri gol segnati dal portiere, ma la sua stagione è stata punteggiata anche da qualche topica: il gol di Inler a Napoli, l'autorete a San Siro. Rivedibile anche il primo gol del Chievo. Episodi che hanno visto protagonisti in negativo anche ai numeri uno più rinomati (guardate che cosa ha combinato Handanovic domenica in Inter-Parma). Non vogliamo vedere a tutti i costi il bicchiere mezzo vuoto.

Anzi. Francesco ha la fiducia di tutti: tecnico, compagni di squadra, tifosi, addetti ai lavori. Il problema è che nella lotta senza quartiere per la salvezza anche il minimo dettaglio può fare la differenza e anche il più piccolo errore commesso dal portiere rischia di essere esiziale. Bardi è forte, ha spalle larghe e personalità. Tornerà ad abituarci male con partite perfette, zero imperfezioni e interventi da top play perché il Livorno, sia chiaro, è in buone mani: le sue.

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