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Lo scacco matto del Livorno in 5 mosse

di Alessandro Bernini
Lo scacco matto del Livorno in 5 mosse

Siligardi, Duncan, i punti con le big, Nicola più forte, il mercato: è qui la svolta che può portare gli amaranto alla salvezza

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LIVORNO. Il punto della svolta. Sì, vogliamo essere ottimisti, vogliamo guardare al futuro con entusiasmo e positività. Perché la partita contro il Milan ci ha regalato forse il Livorno più bello della stagione e perché qualcosa potrebbe essere scattato dentro questo gruppo. Ecco i 5 punti sui quali puntiamo.

1) IL RITORNO DI SILI

Bisogna essere onesti, un po’ di timore ce l’avevamo. E la speranza che le prestazioni anonime di Siligardi fossero legate agli inevitabili tempi di recupero, veniva erosa lentamente dal timore che in serie A fosse molto dura anche per lui.

Contro il Milan si è rivisto il giocatore che squarciava le difese, che dialogava con Paulinho usando il linguaggio dei grandi giocatori. Quel sinistro secco e preciso nell’angolino alla destra di Gabriel è stato una perla che ci ha riportato alle tante prodezze dello scorso anno. Non numero da circo, ma efficacia allo stato puro. E poi accelerazioni, ripartenze, anche palloni rubati in mezzo al campo. Insomma, abbiamo ritrovato il nostro Siligardinho.

2) L’ALTRO DUNCAN

C’è un giocatore che sabato ci ha impressionato in mezzo al campo: Joseph Alfred Duncan.

In questo inizio di stagione eravamo rimasti un po’ delusi. A volte sembrava in affanno, quasi avesse la pancia piena o avesse perso lo smalto dello scorso anno. Sabato è tornato il “nostro” Duncan, quello esplosivo che ci ha condotto in serie A, una forza della natura che sradica avversari. Mancava un centrocampista così al Livorno, in grado di ribaltare l’azione con una accelerata. Quel sinistro adesso va solo un po’ registrato, perché lui il tiro da fuori ce l’ha, e può diventare un’arma in più per il Livorno. Se gioca così, in mezzo al campo è insostituibile.

3) PUNTI CON LE BIG

Prova e riprova, è arrivato anche il primo punto con una delle grandi squadre. Si dirà: ma la classifica dice che il Milan al momento non è una big. Vero, ma questo era pur sempre il Milan che sette giorni prima aveva asfaltato il Catania in trasferta, e che tutti consideravano in netta ripresa.

Nicola lo ripete da inizio stagione, la salvezza non si può costruire solo negli scontri diretti. Il punto col Milan regala consapevolezza e forse farà sparire quel pizzico di paura che ha spesso attanagliato il Livorno nei primi minuti contro le grandi, in primis Roma, Napoli, un po’ Juventus e anche Milan (visto il gol preso).

Il Livorno può crescere, e molto, se trova la giusta miscela tra umiltà (che c’è sempre stata), rabbia agonistica (ottimi segnali col Milan e si può crescere) e consapevolezza dei propri mezzi.

4) NICOLA PIU’ FORTE

Era una partita delicata per Davide Nicola. Per la prima volta nei suoi 553 giorni colorati di amaranto, sentiva di giocarsi non solo una partita ma anche una fetta del suo futuro.

Quando ci si trova in una situazione del genere, ci sono due tipi di reazioni. L’allenatore debole si fa calpestare, mette la formazione che piace al presidente o a quel dirigente, possibilmente fa catenaccio e prega. L’allenatore forte va dritto per la sua strada, cerca di capire se e dove ha commesso errori, affronta la partita con la voglia di dare ancora di più. Nicola rientra in questa seconda categoria.

5) IL MERCATO

La prima parte della stagione ci ha fatto capire cosa manca, dove bisogna intervenire. Non c’è bisogno di andare sul mercato e scialacquare soldi, il progetto è chiaro: escono 4-5 giocatori che non rientrano nei piani o giocavano poco, entrano 3-4 uomini che possono completare e compattare questo gruppo.

Servono almeno un esterno sinistro, un altro centrocampista e un attaccante. Per l’esterno di sinistra piacciono Peluso della Juve e può tornare d’attualità Molinaro dello Stoccarda, a centrocampo occhio a Merkel dell’Udinese, in attacco Floccari sarebbe il top ma è difficile arrivarci e allora ecco che Calaiò sembra una pista più percorribile. Fermo restando che, da qui a gennaio, si apriranno altre strade.

Qualcuno può obiettare: a gennaio Spinelli non ha mai fatto grosse spese. Il presidente è ben consigliato dai suoi uomini, qui non si tratta di buttare via soldi ma di investire. Perché salvarsi vuol dire presentarsi al prossimo campionato di serie A con un assegno sul tavolo da ritirare di almeno 25 milioni. Ne vale la pena presidente di rinforzare questo gruppo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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