Gioco
Paulinho: «Così abbiamo superato le tre batoste consecutive»
Incantesimo rotto. Paulinho è tornato a segnare trentaquattro giorni dopo aver impallinato l'Atalanta. E ora i suoi gol sono sei. Non male: «È vero, ma i successi personali non contato. Sono troppi...
Incantesimo rotto. Paulinho è tornato a segnare trentaquattro giorni dopo aver impallinato l'Atalanta. E ora i suoi gol sono sei. Non male: «È vero, ma i successi personali non contato. Sono troppi più importanti i risultati». È stanco, ma soddisfatto il gaucho: «Dovevamo ripartire dopo le tre sconfitte consecutive e lo abbiamo fatto praticando un bel calcio». Già, ma come è possibile spiegare questa metamorfosi in sei giorni, da Verona alla sfida con il Milan? Paolo risponde con sincerità: «Difficile stabilire che cosa sia successo domenica scorsa. In settimana ne abbiamo parlato nello spogliatoio. Ci siamo guardati negli occhi. Ci siamo detti che dovevamo ritrovarci. Credo che quella con il Chievo sia stata una partita particolare». Paulinho non si dispera per i due punti scivolati via dalle mani nel finale: «Quello mai. L'obiettivo era di ricompattarci e di muovere la classifica. Certo, sul 2-1 ho avuto la sensazione che ce l'avremmo fatta. Ma capita che gli altri trovino la giocata. Non dimentichiamoci che siamo in serie A». È arrivato il primo punto contro una big: «Sì - conclude Paulinho - ma poteva esserci di fronte qualsiasi avversario: non potevamo perdere». Alfred Duncan si avvicina alla mix zone con il sorriso dei giorni migliori: «Sono molto contento per il punto conquistato. Abbiamo giocato molto bene e potevamo anche vincere». Il ghanese è consapevole di essere stato tra i migliori in campo: «Me la sono cavata - dice - perché sto ritrovando la condizione fisica. In estate, dopo aver vinto il campionato con il Livorno, ho partecipato ai mondiali under 20 e non mi sono fermato un attimo per cui un po' di logorìo c'era anche perché ero alla prima stagione da professionista. Adesso sono in forma. Ringrazio il mister e i miei compagni di squadra che mi hanno aspettato».
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