Il Tirreno

Livorno

Le 12mila bandane che invasero S. Siro

di SANDRO LULLI
Le 12mila bandane che invasero S. Siro

Un pomeriggio indimenticabile: sfottò a «Silvio», lo storico 2-2. E al ritorno l’urlo del Picchi al gol di Colombo...

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di SANDRO LULLI

Lo spettacolo nello spettacolo iniziò due ore prima della partita, sugli sterminati piazzali di San Siro. E in quella calda domenica 11 settembre 2004 sembrava d'essere sulla Terrazza Mascagni, alla Rotonda d'Ardenza, non certo nel tempio del calcio milanese. E lì potevi incontrare un parente o il compagno di scuola, o imbatterti nell'inquilino del piano di sotto o nell'ex compagno di giochi che non vedevi da una vita. «O te cosa ci fai?» E lui: «Abbiamo sofferto mezzo secolo prima di rimettere piede qui, era giusto esserci, questa è storia…». E se n'andava vestito d'amaranto, fiero della bandana che quasi quasi gli tornava anche bene perché nascondeva l'incipiente calvizie. Più che passava il tempo più che la macchia amaranto s'allargava: gli abitacoli arroventati di pullman, pulmini e auto vomitavano migliaia di tifosi. E i dodicimila scendevano sul suolo di conquista col sorriso stampato in faccia e l'atteggiamento simpaticamente sbruffone: «Fa' vaini con loro lì, ni si dà du' pappine con Lucarelli e Protti e si torna a casa….». Erano convinti, sicuri. Perché in fondo da quella notte del 29 maggio a Piacenza, dove fu conquistata la serie A ci sentivamo miracolati, invincibili, fieri dei nostri «baldi campioni». Che andavano a riannodare i fili della storia calcistica labronica nella massima serie proprio nello stadio della squadra di Berlusconi.

L'idea geniale delle bandane

Genio, ironia e fantasia: ed ecco che venne in mente l'idea di gremire gli spalti col capo coperto dalla bandana. E dietro c'è un piccolo retroscena. «In effetti avevamo già deciso di mettere un cerotto sul viso perché Berlusconi aveva ricevuto in faccia la famosa statuetta _ ci raccontava in settimana il regista della coreografia, Curzio Galatolo, allora presidente del Centro di Coordinamento dei club amaranto _. Senonché la nostra idea venne bruciata dal comico Gene Gnocchi che si presentò incerottato in una trasmissione televisiva e allora puntammo sulle bandane. Prima ne facemmo fare quattromila, un euro e cinquanta l'una, poi vedemmo che non bastavano e ne ordinammo altre tremila ma tanti rimasero senza e si coprirono il capo con slip e stoffe varie…».

. La vendetta di Cristiano.

E così Livorno la rossa fece un figurone: bravi in campo e sugli spalti. La Gazzetta dello Sport il giorno dopo elogiò lo spirito dei tifosi livornesi che per colpire l'odiato premier avevano solo l'arma dell'ironia. E in quel pomeriggio radioso la stragrande maggioranza dei tifosi livornesi si tolse anche la soddisfazione di mandare un messaggio di sfida a quello che ritenevano il simbolo del capitalismo italiano. E lo fecero anche per merito di Cristiano Lucarelli che rimontò due volte le reti di Seedorf e che nel finale segnò anche il 3-2 che però fu annullato erroneamente dall'arbitro Pieri. «L'amarezza per questa decisione _ mi raccontava il bomber _ svanì quasi subito perché avevamo compiuto egualmente un'impresa e fatti felici i nostri tifosi. Capimmo subito che quella sarebbe stata una bellissima stagione…». E in effetti lo fu: lui capocannoniere con 24 reti e il Livorno capace di concludere all'ottavo posto.

Il ricordo di Colomba e Igor.

Mercoledì scorso Franco Colomba ci diceva sorridendo: «In effetti compimmo un'impresa della quale sarò sempre fiero. Ma il giorno dopo lessi che Spinelli si lamentava e dichiarò che avevamo buttato due punti. Ora ci sorrido, allora ci restai male. Eravamo davvero una gran bella squadra». E come dargli torto: c'erano giocatori come Amelia (che tornerà da ex), Vargas e Vidigal, Vigiani e Passoni, Balleri e Ale Lucarelli, eppoi Lucky e Re Igor. Simpatico e allo stesso tempo emblematico il ricordo del 2-2 di Igor: «In campo passai dalla gioia di vedere finalmente i nostri tifosi nel tempio del calcio, alla paura di naufragare dopo che prendemmo il primo gol dopo 3 minuti. Quand'ero ragazzino il Cesena prese sei gol al debutto con la Juve e da buon rivale essendo riminese esultai tanto. Cosicché in quegli attimi pensai a come avrebbero potuto reagire i tifosi pisani se noi fossimo stati travolti. Ma per fortuna andò diversamente…». Dunque la partita del ritorno in A dopo 55 anni fu splendida, al limite della perfezione anche se l'espulsione del portiere Dida (che in uscita aveva steso Vigiani al 7') e l'inserimento di Abbiati con il sacrificio della punta Tomasson un piccolo vantaggio ce lo dette. Con l’indiavolato Seedorf che potrebbe tornare molto presto al Milan da allenatore se Allegri non riuscisse a dare continuità di risultati.

Il miracolo di Colombo.

Quindi perché non sperare che si ripeta il miracolo che il 23 gennaio 2005 si concretizzò al Picchi sotto forma di un colpo da sotto di Corrado Colombo, dopo che Dida aveva respinto un'incornata di Lucarelli? Anche quella che giornata da incorniciare davanti ai ventimila del Picchi in un pomeriggio freddo e piovoso, dove il Livorno si riprese ciò che non aveva raccolto al debutto. Squadre perlopiù identiche alla gara d'andata, solo che il Livorno in panchina aveva chiamato Donadoni per sostituire Colomba. L'incredibile si avverò al 28': punizione del metronomo Passoni, girata di testa di Lucarelli ma Dida si supera e respinge, però arriva Colombo, che insacca da sotto misura. Corrado Colombo si consegnò alla storia. «La notte non chiusi occhio. Addosso mi piovvero troppe emozioni e tutte insieme. Il mio cellulare era arroventato, decine e decine di chiamate anche da parte di amici che non sentivo da anni, poi mi ci volle un giorno intero per rispondere ai messaggi. Fu un gran giorno, che ancora mi emoziona…». E ora ci vorrebbe un altro miracolo, dopo quello di cui fu capace l'airone di Vimercate, che da piccolo era paragonato a Van Basten. Il Livorno si rilancerebbe nella classifica di coloro che devono salvarsi, le nuvole che improvvisamente si sono addensate sulla testa dell'incolpevole Nicola si diraderebbero e la decadenza resterebbe in casa di chi ce l'ha già.

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