Gioco
Una violetta sbiadita e confusionaria si arrende a Udine
Rossi non riesce a incidere, alla fine il migliore è Neto Decide un gol di Thomas Heurtaux nel primo tempo
UDINE. La Fiorentina butta via una ghiotta occasione che le aveva messo su un piatto d’argento la sconfitta interna di sabato sera del Napoli contro il Parma: vincere a Udine avrebbe dato continuità ai due successi di fila con Milan e Sampdoria e soprattutto le avrebbe permesso di portarsi a un solo punto dai partenopei nella difficile ma non impossibile rincorsa Champions. Invece contro i friulani, reduci dai ko casalinghi con Roma e Inter e a secco di vittorie da settimane, i viola sono incappati nella terza sconfitta in campionato, la seconda fuori casa dopo quella con l’Inter.
Il gol partita porta la firma di Hertaux che prima di uscire per infortunio ha pescato il jolly al 34’ del primo tempo su punizione di Di Natale e spizzata di Pereyra, il migliore dei suoi. Ma al di là del risultato che avrebbe potuto essere ben più pesante se Neto, comunque non esente da errori, non avesse neutralizzato nella ripresa almeno quattro palle gol dell’Udinese, che oltre a Hertaux ha perso per infortunio anche Pinzi e il neoentrato Muriel, i viola stavolta hanno deluso sul piano della prestazione. I tifosi non erano più abituati a vedere la loro squadra lenta, disordinata, frenetica, impantanata nelle giocate individuali anziché in quella che è da tempo la sua prerogativa migliore, la manovra collettiva e corale. Di qui il passo falso. E dire che la squadra aveva iniziato col piglio giusto: la prima mezz’ora aveva preso possesso del match con consuete autorevolezza e personalità al cospetto di un avversario intimorito malgrado qualche guizzo dell’intramontabile Di Natale e di Pereyra. Però ancora una volta questa Fiorentina non ha saputo concretizzare quanto costruito, per imprecisione e perché spesso troppo leziosa: da Cuadrado (due volte) a Rossi (sul quale Montella ha invocato un fallo da rigore) a Borja Valero, nessuno è riuscito pungere a dovere. E su Aquilani, al 28’, è stato assolutamente provvidenziale Brkic, proprio come lo era stato a inizio partita Domizzi anticipando Joaquin. Se sbagli troppo finisci per pagarla a caro prezzo, è la legge dello sport e del calcio in particolare. Così di lì a poco è arrivato il vantaggio dell’Udinese che a conti fatti ha provocato un vero blackout in tutti i viola.
Era lecito attendersi una reazione nella ripresa anche perché la Fiorentina ha abituato a grandi rimonte, invece la squadra è andata in confusione e con essa tutto il suo impianto di gioco. Il secondo tempo è stato un festival degli errori come di rado mostrato dal gruppo di Montella. Neppure i cambi fatti dal tecnico (che forse in futuro rifletterà, dopo aver visto ieri la pesantezza della propria squadra, prima di concedere 4 giorni di riposo durante la sosta) hanno prodotto l’effetto sperato tolto forse solo Matos, entrato (troppo tardi) alla mezz’ora per dar mano a Rossi. Né Ilicic, che dopo Mario Gomez è stato l’acquisto estivo iù costoso (9 milioni di euro) né Mati Fernandez hanno prodotto l’auspicato e necessario cambio di marcia. E neppure s’è rivelata azzeccata la decisione, con l’ingresso del giovane attaccante brasiliano, di arretrare in difesa Cuadrado, comunque pure lui in giornata no.
Insomma la sosta non s’addice alla Fiorentina. Niente drammi, sia chiaro, la stagione è ancora lunga, la classifica resta interessante, s’attende il rientro di Gomez e già giovedì c’è l’impegno europeo con i portoghesi del Pacos. Ma il brutto secondo tempo di Udine non può essere archiviato facendo spallucce, impone una riflessione specie da chi, come Montella e i suoi ragazzi, studiano e vogliono diventare grandi.
Brunella Ciullini
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