Gioco
«Difesa ok, ma non può bastare...»
I commenti fuori dallo stadio: determinante l’assenza di Paulinho. Appena alziamo il baricentro ci puniscono
LIVORNO. E’ impossibile, in queste occasioni, entrare al Picchi e non avere i brividi. La passione del popolo amaranto infiamma ed emoziona, trascina e travolge. E tocca livelli altissimi nella sfida più difficile e stimolante della stagione. Tra Livorno e Juventus, sulla carta, non c’è partita: sono due navicelle di pianeti diversi che atterrano sullo stesso suolo, ma viaggiano a velocità opposte. Gli amaranto resistono oltre un’ora, poi vengono spenti dai lanci spaziali di Llorente e Tevez. Picchi quasi esaurito. Sugli spalti ci sono 18.735 spettatori: nell’era Spinelli, tra le gare giocate in serie A, solo Livorno-Juventus 2-2 e Livorno-Milan 1-0 della stagione 2004/2005 hanno visto un pubblico maggiore. Lo stadio è quasi tutto esaurito, il colpo d’occhio è eccezionale. La Nord, illuminata dallo striscione per Luci, canta anche prima del via. Il match inizia e i tifosi accompagnano la squadra di Nicola nella resistenza del primo tempo. Le risposte in salsa labronica ai cori provenienti dallo spicchio bianconero strappano qualche sorriso. Poi, nella ripresa, Tevez e Llorente spezzano il sogno labronico. Alla fine il pubblico amaranto ringrazia. Poi chiude le porte a Chiellini: la storia d’amore con lui è finita. Bene, ma con Paulinho... E a fine partita i tifosi sono soddisfatti della prestazione, convinti però che Paulinho avrebbe cambiato le cose. «Nella prima ora siamo stati perfetti a livello difensivo – spiega Giuseppe Burroni, presidente della sezione provinciale dell’Aiac – Nicola è stato straordinario. E abbiamo avuto anche la possibilità di andare in vantaggio in contropiede. Peccato, siamo stati puniti al primo errore. Paulinho? La sua assenza è stata determinante. In attacco eravamo spersi». L’analisi di Luca Filippi è simile: «Abbiamo lottato e resistito per oltre un tempo. La Juventus ha mostrato solo il 50% del suo potenziale, ma ha vinto da grande squadra. Peccato, con Paulinho sarebbe stata un’altra partita. Comunque è stato un grande spettacolo, soprattutto sugli spalti». E anche sua figlia Benedetta è emozionata: «Era la mia seconda volta allo stadio, mi sono divertita ma mi dispiace per il risultato». Che errore attaccare. Qualcuno punta invece il dito sulla gestione dei primi minuti del secondo tempo: «A inizio ripresa abbiamo provato a rispondere agli attacchi bianconeri – sottolinea Federico Trumpy – è stato un errore, proprio in quel momento abbiamo subito l’1-0». «Abbiamo resistito un'ora – conferma Giuliano Gori – poi, appena abbiamo alzato il baricentro, siamo stati colpiti. E la stessa cosa era successa con la Roma. Comunque la Juve è fortissima, il nostro centrocampo non riusciva a far ripartire l’azione». Ok, ma serve una punta. Massimo Nenciati sintetizza così la sfida: «I bianconeri sono scesi in campo in emergenza, pensando anche alla Champions League. Noi ci siamo difesi bene nel primo tempo e siamo stati pericolosi in avvio di ripresa, ma abbiamo sprecato un paio di ripartenze. La forza della Juve è quella di giocare da provinciale. La salvezza? Possiamo farcela: siamo superiori a 6-7 squadre, anche al Verona. Ma a gennaio dobbiamo prendere una punta in grado di dare profondità. Nicola? Arriverà ai livelli di Conte e Mazzarri».
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