Gioco
«Livorno, sei la mia capitale d’Europa»
Pioggia di domande per Emerson al nostro giornale, dal brasiliano una dichiarazione d’amore alla città
LIVORNO. È brasiliano, gioca in serie A e segna gol da favola. Ma Ramos Borges Emerson, ospite ieri nella nostra redazione, non è il classico «calciatore vip», come lui stesso ammette. È un ragazzo umile, che si presenta con una felpa Nike e un paio di sneakers. Arriva alle 15 e si tuffa subito in una diretta video di un’ora, condotta dal nostro giornalista Alessandro Bernini, per rispondere alle tantissime domande dei tifosi. Una vera raffica, tra mail e live blog.
Emerson, raccontaci il tuo arrivo in Italia.
«Era il 2003 e giocavo nella squadra B del Palmeiras. Un giorno mi chiamò mio cugino, spiegandomi che c’era una formazione di serie C2 italiana che stava cercando calciatori brasiliani con doppio passaporto. E io accettai subito. Ma mi ritrovai in D (nell’Atletico Calcio, ndr): disputai una buona stagione, poi il passaggio alla Nuorese in Eccellenza».
Fondamentale nel tuo percorso.
«Ho giocato a Nuoro 3 anni e mezzo, vincendo un paio di campionati e raggiungendo il calcio professionistico. Mia moglie è nata e vive ancora laggiù. Nuoro è casa mia».
L’alluvione ha toccato anche Nuoro?
«No, non è arrivato ciò che è arrivato da altre parti. Io sono stato in Sardegna e ho visto la tragedia. Sono vicino al dolore di questa gente».
Tua moglie aspetta un maschio o una femmina?
«Un maschietto!».
Torniamo al calcio: perché sei arrivato in serie A così tardi?
«Ho fatto un giro più lungo, ma forse più bello. Ho giocato e segnato in tutte le categorie, dalla D alla A. Altri hanno fatto il percorso inverso, sbarcando subito nella massima serie e precipitando in seguito. Non ho nessun rimpianto».
Come ti trovi a Livorno?
«Bene, ma mi sono trovato bene in ogni realtà. Forse perché mi piace far parte dei tifosi. E dico sempre quello che sento, non quello che la gente vuole sentire».
Com’è il tuo rapporto con la città?
«Caloroso, qui sembra di giocare in una big d’Europa. Chiaramente c’è tanta pressione, la gente ci ferma per strada chiedendoci sempre di vincere. Da parte nostra l’impegno non mancherà mai».
Il gol più bello della tua carriera?
«Uno segnato con la Nuorese al Tavolara, realizzato dopo aver percorso tutto il campo (il video è su youtube, ndr)».
E quello più importante?
«Quello fatto al Torino, il primo in A: la palla si è abbassata all’improvviso e ha ingannato il portiere. Lo riguardo tutti i giorni».
Preferisci giocare in difesa o a centrocampo?
«Mi trovo meglio come centrale: lì ho più spazio per far ripartire l’azione. Davanti alla difesa ci sono elementi validi come Luci, Duncan e Benassi. Però sono a disposizione. Nella mia carriera ho giocato in tutte le posizioni, da terzino a trequartista. Mi manca solo di fare il portiere: un giorno indosserò i guanti e proverò!».
Igor Protti, sulle pagine del nostro giornale, ti ha indicato come uomo chiave di questa squadra.
«Lo ringrazio, sono imbarazzato. Sentire queste belle parole da una persona che ha rappresentato tantissimo per questa città è emozionante».
Cosa pensi di questo inizio di stagione?
«Stiamo facendo bene, dobbiamo continuare su questa strada. Comunque abbiamo raccolto meno di quanto seminato. E dobbiamo crescere sotto il punto di vista della mentalità. Vogliamo far capire a tutti che abbiamo le qualità per stare in questa categoria».
Qual è l’arma in più per raggiungere la salvezza?
«Lo spogliatoio. Stare uniti è fondamentale».
Quali sono le dirette concorrenti?
«È presto per dirlo. Comunque vedo ottime formazioni in difficoltà, vedi il Catania e la Sampdoria. Noi, come lo scorso anno, dobbiamo pensare solo a noi stessi. E alla fine faremo i conti».
Quanto è importante Nicola?
«È il valore aggiunto del gruppo. È arrivato qui trovando mille problemi: una squadra reduce dalla salvezza, il dolore per Morosini, giocatori non contenti e non convinti. Ma ha cambiato le cose riuscendo a far sentire tutti importanti, anche il magazziniere. Lui dice che se un calciatore sta bene mentalmente allora rende il 30% di più. E io concordo».
Com’era da giocatore?
«A Lumezzane era l’uomo spogliatoio: se arrivavi con il muso lui ti faceva cambiare umore con una battuta. Scherzava con tutti, anche con il presidente e l’allenatore. E oggi continua a farlo con noi. È solare, estroverso e giocherellone. Ma quando allena è un martello».
Farai l’allenatore dopo aver chiuso la carriera da giocatore? Magari come vice di Nicola…
«Non lo so, ho 33 anni e tanta voglia di giocare. Dentro mi sento un ragazzino, spero di stare in campo fino a 40 anni».
Com’è il rapporto tra presidente e squadra?
«Come quello di un padre con i figli. È qui da tanto tempo e si sente livornese, il risultato della domenica gli cambia la settimana».
Con la Juventus servirà un’impresa.
«Hanno grandi giocatori che possono risolvere la sfida con una magia, come Tevez. Servirà la partita perfetta. Dovremo essere 11 leoni per 95 minuti. Ci proveremo, chissà cosa succederà. Queste gare possono cambiare la stagione a livello mentale».
1-0 con un tuo gol decisivo su punizione al 90'?
«Dove si firma?».
Quanto inciderà l’assenza di Paulinho?
«È un pilastro. Chi giocherà al suo posto farà di tutto per non farlo rimpiangere, anche se sarà difficile».
Perché ha scelto di restare a Livorno nonostante le mille richieste?
«Penso per due motivi: vivere ciò che ha conquistato ed essere protagonista con questa maglia anche in serie A, dato che non era riuscito a farlo in passato».
Come stanno Siligardi ed Emeghara?
«Benissimo, sono pronti. Abbiamo una voglia matta di scendere in campo per mettere in difficoltà la Juventus».
Nella rosa ci sono tanti giovani: quali hanno la maggior possibilità di sfondare?
«Tanti possono fare strada. Duncan è straordinario, ma non si rende ancora conto delle qualità che ha. Ma anche Ceccherini e Bardi, che ha doti enormi ed è il portiere della Nazionale Under 21: loro due, tra l’altro, sono orgogliosi di indossare la maglia della loro città».
E Borja?
«Deve capire i meccanismi e le indicazioni di Nicola, il calcio italiano è diverso da quello colombiano. Inoltre ha difficoltà con la lingua. Ma crescerà e sarà utile».
Ci sono problemi a sinistra?
«La gente vede Schiattarella a destra, che è esploso subito e sta facendo un campionato spettacolare, e pensa che ci siano problemi a sinistra. Ma non è così, anche in quella posizione siamo coperti: Gemiti ha esperienza in questa categoria, Mbaye ha grandi prospettive e Lambrughi si farà trovare pronto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
