Gioco
Il mio Livorno, la Juventus e quel gol...
Igor Protti apre l’album dei ricordi e racconta la partita d’addio. «Mi piace Nicola e il suo gruppo, non arrendetevi mai»
LIVORNO. I tifosi amaranto del 2100 conosceranno a memoria le imprese del Signore delle Reti. Sì perché Igor Protti è la Storia del Livorno che è pure la storia della nostra città. Altro che Cappuccetto Rosso o Cenerentola. I livornesi del futuro impareranno la favola vera, reale del numero 10 amaranto iniziata con un gol al Sorrento il 3 novembre 1985 e chiusa, sul campo il 22 maggio 2005 allo stesso modo: pallone in fondo al sacco nella porta lato curva sud, esultanza e abbracci. Gli ultimi proprio contro la Juventus che domenica torna qui. E lui, l'uomo che ancora prima delle promozioni e dei risultati con il suo esempio restituì la speranza ai popolo dei senza vittoria ricorda quella domenica della primavera di otto anni e mezzo fa.
Emozioni. «Quello - dice subito - fu un giorno particolare perché chiusi una parentesi lunga oltre vent'anni con il calcio giocato. Sapevo che era l'ultima volta che entravo nel nostro stadio con le scarpette da gioco ai piedi. Sensazioni? Nostalgia, ma anche serenità perché da lì in poi avrei potuto dedicare più tempo ai miei figli, come in effetti è stato».
Di quella domenica di sole resta un'immagine che per tanti anni è rimasta sotto la polvere: Protti che con il telefonino filma lo spettacolo della Curva Nord: «Esatto. E purtroppo quel cellulare è andato distrutto. Non potete immaginar il mio dispiacere. Ripresi tutto perché la realtà superò la fantasia. Sapevo che mi sarebbe stata riservata un'accoglienza indimenticabile, ma non così toccante».
Anni senza fiato. Non c'è tristezza nelle parole di Igor. Eppure il fenomeno calcio è cambiato anche a Livorno: «Sì, anche a Livorno. Non solo qui. Nel frattempo di situazioni ce ne sono state molte. Ma l'attaccamento dei tifosi amaranto alla squadra resta. Certo. Ricordo che in serie C nei primi anni duemila lo stadio era sempre pieno e il fenomeno calcio investiva tutti: anziani, donne, bambini. Credo che sia stato un periodo indimenticabile per giocatori, dirigenti, tifosi, giornalisti».
Indimenticabile perché irripetibile? L'analisi di Protti è lucida: «A quei tempi c'era tanta fame di calcio perché provenivamo da 30 anni senza serie B e 50 senza serie A. Se per rivivere un'epopea come quella dovessimo stare per tanto tempo lontani dalle categorie importanti, allora dico 'no grazie' anche se per me il nostro sport è bello a prescindere dal campionato in cui uno milita perché è la passione che fa la differenza».
Livorno oggi. Eppure negli ultimi due anni è tornato a bruciare il fuoco della passione: «Sì, perché i nostri tifosi sono eccezionali, impagabili, immensi. Basta vedere che cosa hanno fatto in Curva Nord nelle ultime settimane. Vedere i nostri stemmi storici dipinti sui muri esterni del Picchi è emozionante. Però attenzione: non dimentichiamoci di questo gruppo di giocatori. Lo paragono al nostro, a quello dei miei tempi per attaccamento alla maglia, dedizione, unità d'intenti. E due parole le spendo volentieri per Davide Nicola: è un allenatore, ma soprattutto un uomo che merita tantissimo e che parla la nostra stessa lingua, quella di dodici, tredici anni fa».
Orgoglio. Quando si incrocia la strada con la Juve è come se si apponesse il sigillo in ceralacca sulla serie A: allora ci siamo, è tutto vero. Igor commenta: «È vero. La sensazione è proprio quella, e l'ho vissuta sulla mia pelle al debutto in serie A nel 2004 in casa del Milan. Quando ci penso mi si accende l'anima amaranto. Quando entrammo in campo per il sopralluogo e vidi le migliaia di tifosi del Livorno il primo pensiero fu per la nostra gente. Alla sua soddisfazione e a quel senso di rivincita nel ricordo delle sfide con squadre dai nomi meno importanti».
La partita. La stretta attualità, però incombe. Poche ore e Livorno-Juventus si daranno battaglia sul prato dell'Armando Picchi. Il Signore delle Reti, e come potrebbe essere altrimenti, non vuole sentir parlare di pronostico chiuso: «Stiamo scherzando? Il calcio e quello italiano in particolare insegna che le partite vanno tutte giocate».
Protti dà uno spaccato del suo essere leader. «Se qualche mio compagno di squadra, di fronte a una big diceva che la partita sarebbe stata dura rispondevo: dura sì, ma anche per loro. È questo lo spirito con cui i nostri ragazzi devono andare in campo".
Uomo chiave. Non ci sarà Paulinho, il suo erede, e allora Protti sceglie un altro giocatore che gli piace da impazzire: «Emerson. Mi ha stupito il suo adattamento alla serie A che ha raggiunto in tarda età. L'ho sentito parlare subito dopo la semifinale di Empoli e mi ha impressionato. È un uomo forte, in gamba e con la giusta umiltà. È un giocatore da Livorno. Ma non voglio fare un torto agli altri. Questi ragazzi sono tutti degni della maglia che indossano».
Saggezza. Il piccolo Livorno contro la grande Juve. Igor Protti prende in prestito una frase di Vujadin Boskov per indicare la strada che può portarci al di là dei nostri limiti: «Testa fredda, cuore caldo. Sono quattro parole che dicono tutto. Ecco come dobbiamo affrontare i bianconeri. Serve corsa, cuore, agonismo e anche la freddezza che consente di fare le cose giuste al momento giusto in campo. Sono fiducioso».
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