Gioco
«A mister Universo, come Schwarzy»
Maurizio Carboni, 41 anni, trionfa a Bologna e punta a Londra. «Volevo smettere, ma sogno l’ultima impresa»
LIVORNO. Contribuire a ridare un'immagine positiva del body building e al contempo rompere le catene di una (quasi) lobby del muscolo, ma anche insegnare il culturismo vero ai giovani, quello nato agli inizi del 900 per merito di un prussiano, Eugen Sandow, che non conosceva doping, ma solo alimentazione corretta e palestra. E tanta voglia di sacrificarsi. Maurizio Carboni rappresenta proprio questo: la voce della coscienza di uno sport chiacchierato che però può essere nuovamente incanalato nei binari della correttezza.
"Io mi batto proprio per questo, perché amo il culturismo che pratico da 22 anni, e cerco di insegnarlo nella maniera giusta, cioè nel modo e per gli scopi per cui è nato. Odio le persone spaccone, arroganti, ce ne sono tante in questo mondo del body builder che io mi sforzo di cambiare…".
Maglietta gialla da coach della palestra "The club 300" (che ha sede a Stagno, portata avanti da due ex atleti: Paolo Mannini e Federico Nigiotti), l'affezionata cagnolina Molly ai suoi piedi, sul tavolo una bottiglietta d'acqua naturale, e due trofei: quelli che ha vinto in settimana a Bologna, nel "Due Torri", la gara italiana più prestigiosa contesa da 170 body builder, tutti i più forti, tra i quali campioni mondiali, europei e italiani.
Lui era il meno giovane: 41 anni. Ne dava dieci di vantaggio a tutti i suoi rivali. Un bel vantaggio. Per di più lui non fa professionismo. Lo sport viene dopo il faticoso lavoro di marmista, che svolge da quando era un ragazzo presso la ditta Lomi di Borgo Cappuccini. Spiega: "Per me era il rientro dopo anni di stop in cui avevo meditato di chiudere. Perché dopo essermi infortunato gravemente a un ginocchio ed aver subito la rottura di un tendine al braccio pensavo davvero che fosse giunto il momento di ritirarmi e dedicarmi esclusivamente all'insegnamento. Invece, non so come, ci ho riprovato e sono andato a Bologna pensando ad un quinto-sesto posto. Invece è arrivato il successo insperato, ma veramente meritato. I miei rivali-amici mi hanno festeggiato, è stato bello. Ma ancora più bello è stato l'abbraccio di mio figlio Dario, 13 anni, che impazzito di gioia è riuscito a guadagnare il palco per venirmi incontro. E il suo è stato quasi un placcaggio, visto che gioca nel Rugby Livorno…".
Accanto a Maurizio c'è la moglie, Annalisa che non lo perde d'occhio: "Le devo tutto. Perché non mi fa pesare il tempo che sottraggo alla famiglia, mi supporta, incita e cura la mia alimentazione. Davvero senza Annalisa non potrei fare ciò che faccio". Lei annuisce e resta lì pronta a ricordargli tutte le gare vinte. "Sai io guardo sempre avanti, tendo a dimenticare ciò che ho fatto…".
Maurizio Carboni è una persona pacata e gentile ma anche schiva e un po' introversa. Di sicuro molto umile. Dice Annalisa: "Maurizio ha vinto un campionato europeo e un campionato italiano e partecipato alle manifestazioni più importanti europee e mondiali senza aver mai guadagnato un po' di spazio sui giornali perché è fatto così, non ama la ribalta".
Papà Giovanni e soprattutto lo zio Doriano avrebbero vouto fare di Maurizio un campione di lotta come sono stati loro. "L'ho praticata per otto anni _ racconta _, però verso i 16 sono rimasto affascinato dalla possibilità dello sviluppo muscolare ed ho intrapreso questa strada.
E ora che a 41 anni si è rilanciato prepotentemente un obiettivo si sta materializzando nella mente di Carboni: "Dopo i campionato italiani tra un anno ci sarà Mister Universo e a Londra mi piacerebbe esserci per coronare la mia carriera. Poi tirerò le somme e credo che i conti torneranno, dopo 23 anni di sacrifici". E con la gara che nel 1966 lanciò Arnold Schwarzenegger nel firmamento di Hollywood, lui Maurizio Carboni, che pure ha i lineamenti da attore, potrebbe togliersi l'ultima soddisfazione. Quella del lavoratore-culturista in grado di far vedere a tutti che si può avere successo anche senza prendere scorciatoie. E i suoi 150 allievi di palestra lo hanno già imparato. Chiude il titolare Paolo Mannini: "Maurizio è un vero campione, la nostra punta di diamante, ma tutti i nostri insegnanti sono preparati, perché noi puntiamo soprattutto sulla professionalità".
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