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L’ASCENSORE DI SAN SIRO E IL +3 RESISTE

di ALESSANDRO BERNINI

ALESSANDRO BERNINI. Qualche viaggio insieme su e giù nell'ascensore e la personalità viene fuori meglio che sul lettino di Freud. Dino Basili è uno scrittore, ma Davide Nicola potrebbe rubargli...

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ALESSANDRO BERNINI. Qualche viaggio insieme su e giù nell'ascensore e la personalità viene fuori meglio che sul lettino di Freud. Dino Basili è uno scrittore, ma Davide Nicola potrebbe rubargli tranquillamente l’aforisma. Perché giocando (contro la Roma) e rigiocando (il Napoli) e rigiocando ancora (l’Inter) ecco che il Livorno ha scoperto l’impensabile: ebbene sì, può giocarsela anche con le big.

“Giocarsela”. Che non vuol dire in automatico vincere o far punti. Vuol dire restare in partita, non essere asfaltati sia nel gioco che nel punteggio. Come successo a San Siro, dove i raccattapalle a 10’ dalla fine facevano sparire i palloni (su ordinazione).

Insomma, a suon di salire sull’ascensore della serie A, il Livorno al dodicesimo piano (o dodicesima giornata) ha capito di poter vincere contro squadre di seconda fascia (Atalanta) e di poter dare battaglia contro quelle di prima fascia (tipo Inter).

Un altro turno se n’è andato e per ora resiste il +3 sul terzultimo posto, con 5 squadre sotto di noi e altre 5 nei paraggi. Non vogliamo però illuderci che Cagliari, Udinese, Parma, Milan (e forse Toro) restino nelle sabbie mobili. La salvezza ce la giochiamo in 6, con la certezza che questo allenatore e questo gruppo non molleranno mai.

Intanto abbiamo gettato nel cestino le cartelle cliniche dei Freud di turno, che davano il Livorno già retrocesso dopo un terzo di campionato.

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