Gioco
I mille tic del leone di San Vincenzo
La partita particolare di Mazzarri tra calci alle bottiglie e imprecazioni. «Avevo ragione io, il Livorno è tostissimo»
INVIATO A MILANO. P er uscire dal recinto amaranto, fatto di ricordi e insidie, mister Re Leone si è messo un completo nero che non riesce a contenere 45 minuti di nevrosi: bottiglie d'acqua calciate, bevute, sfinite e di mille posture: inginocchiato, appoggiato, irato. Poco importa se intorno c'è il Meazza di San Siro o lo stadio Nicoletti di Follonica dove ha mosso i primi passi da mister delle giovanili. Il sergente di ferro da San Vincenzo ha studiato e firmato per allenare una grande, ma i tic sono rimasti quelli di nove anni fa quando era in provincia e rincorreva Pfertzel sulla fascia, faceva venire l'otite a Vanigli per dirgli di stringere e riportava gli amaranto in serie A dopo 55 anni di astinenza da grande calcio. Oggi se la prende con Nagatomo, sprona Samuel, cerca di far muovere di più Jonathan e maledice Palacio quando si mangia l'occasione per andare in vantaggio.
Prima di Inter-Livorno, match pieno di intrecci di cui Mazzarri è l'ultimo ingranaggio, aveva detto: "Non è la prima volta che li affronto, ma quella è stata una grande tappa della mia carriera e sono molto legato a quella realtà.
Dopo la partita dei sentimenti del Livorno dice: "Molto bene soprattutto Mbaye, con Nagatomo era un bel duello, anche lui molto è giovane come Bardi e Duncan. Loro sono una bella squadra stanno bene in campo, compatti, sono veementi sulla palla. Chi ha visto le nostre partite ha notato che gli avversari di solito li facciamo soffrire proprio sul piano del gioco, mentre oggi abbiamo fatto fatica". Poi aggiunge: "Nel finale devo dire grazie a Zanetti che ha cambiato la partita altrimenti nel finale il Livorno avrebbe potuto anche pareggiare".
E dire che a San Siro il Livorno avrebbe dovuto portarcelo lui per primo. Era il settembre del 2004 e gli amaranto invadevano Milano, sponda Milan, con le bandane in testa. Walter quello stesso giorno esordiva in serie A ma sulla panchina della Reggina. Spinelli prima di affidare la squadra a Colomba aveva cercato di trattenerlo ma lui aveva detto grazie e fatto le valigie. "Nicola mi ricorda Mazzarri", ripete Sciu Aldo ogni volta che può tanto per far capire il futuro del primo e la stima per il secondo.
Nel giorno in cui la Milano nerazzura saluta la fine dell'era Moratti, mister Mazzarri è l'ultimo ad entrare in campo: una bottiglia d'acqua in mano, si appoggia alla panchina senza nemmeno mettersi a sedere. Il primo pallone che esce dal terreno di gioco è il suo, come a dire che lui è pronto. Lo passa a Samuel. Parla con il suo vice Frustalupi, un altro pezzo di Toscana portato in Padania con l'ex amaranto Vanigli. La mano sulla faccia, poi batte le mani dopo un'accelerazione di Alvarez. Prende l'acqua e dà un sorso. Cambia bottiglia e la mette accanto all'altra. Quando al ventesimo Taider crossa e Palacio spizzica senza centrare la porta dà una bella botta sulla panchina. Poi arriva il gol e forse per rispetto per la papera di Bardi ("Lo seguiamo con attenzione", aveva detto) nemmeno esulta, ma chiama Samuel vicino a sé per scambiarci sue parole. Poi rientra nel suo recinto. E alla fine riesce anche a sedersi.
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