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Vigilante muore dopo l’operazione Giallo sulle cause
Marco Menegatti, 57 anni, è scomparso lunedì Il pubblico ministero ha aperto un’inchiesta, oggi l’autopsia
LIVORNO. Marco Menegatti, 57 anni, guardia giurata alle dipendenze della società Liburnia, è morto lunedì sera nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Livorno, a tre giorni dall’intervento al polmone al quale era stato sottoposto per l’asportazione di un carcinoma.
Per risolvere il giallo legato alle cause del decesso, il pubblico ministero Stefano Rosa, ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo (al momento contro ignoti) e affidato l’autopsia al medico legale Luigi Papi che questo pomeriggio alle 16 effettuerà l’autopsia sul corpo del cinquantasetteenne che lascia due figlie e la moglie.
Sono stati proprio i familiari della vittima, attraverso i loro legali, gli avvocati Fabio La Fauci e Giovanni Ongaretto, a presentare martedì in Procura una denuncia querela ripercorrendo ciò che era avvenuto tra la venerdì e lunedì.
«La guardia giurata - spiega La Fauci - è stato operato lo scorso 25 ottobre al sesto secondo. E l’intervento, almeno a quanto hanno assicurato i medici, è perfettamente riuscito». Il paziente, non a caso, tra sabato e domenica, sarebbe già stato in grado di ricevere le visite dei familiari. «Il decorso - prosegue il legale - appariva talmente sereno che lo stesso staff, domenica, aveva anche fatto intendere alle figlie e alla moglie che a breve il paziente sarebbe stato dimesso».
A complicare il quadro clinico, lunedì sarebbe intervenuto un problema al cuore. Confermano dall’ospedale. «Il paziente ha avuto una prima fibrillazione cardiaca che è stata risolta attraverso la somministrazione di farmaci».
A questa crisi però, ne sarebbero seguite altre, tanto da costringere i medici a chiedere il trasferimento del paziente all’Utic. «È durante la permanenza in questo reparto - prosegue l’avvocato della famiglia - che la situazione sarebbe precipitata». Marco Menegatti, infatti, ha iniziato ad accusare una febbre che nel corso delle ore è aumentata fino a raggiungere «i 41 gradi».
«Quando il medico è rientrato in reparto - conclude il legale - il paziente era già in coma». L’ultimo viaggio della guardia giurata è stata una corsa disperata nel reparto di Rianimazione dove è morto poco dopo.
Che cosa ha innescato la febbre? È questa la domanda alla quale dovrà rispondere il perito nominato dalla Procura. Spiega Maurizio Viti, primario di Chirurgia: «Le cause della morte sono incerte. Subito dopo il decesso lo stesso reparto di Rianimazione aveva chiesto degli accertamenti autoptici. Adesso aspettiamo con serenità l’evolversi delle indagini».
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