Gioco
“Sili” seduto in castigo tra mea culpa e sofferenza
L’attaccante squalificato per blasfemia: «Ho sbagliato ma in campo succedono cose peggiori»
LIVORNO. In 94 minuti di partita costretto sugli spalti Luca Siligardi, attaccante in castigo per blasfemia in mondovisione, si mangia di tutto, ma non si rimangia le parole che gli sono costate un turno di squalifica.
«Ho sbagliato - ammette, mentre lo speaker annuncia la formazione senza pronunciare il suo nome - ma in campo succedono cose peggiori e nessuno le vede. Invece il mio gesto è stato troppo plateale. Se a questo ci aggiungiamo che mi chiamo Siligardi, e non Buffon, si capisce perché sono stato punito». Non potendo scattare, dribblare e tirare, l'unico di modo “Sili” da Correggio, paese di Ligabue e Salvatore Bagni, per combattere la tensione, è martoriare qualsiasi cosa gli passi vicino.
Come antipasto si fa fuori un paio di palette di plastica prese al bar dopo aver bevuto il caffè. Ridotte in mille pezzi, passa ai lacci della felpa grigia che indossa sopra una maglietta nera. Quando il Toro passa in vantaggio è sul punto di inghiottirle, al raddoppio dei granata si mette le mani nei capelli nascondendosi tra i compagni di squadra De Carli e Belingheri. La rimonta del Livorno, invece, è disegnata sopra alla sua mascella: unico muscolo che si muove al gol di Paulinho e al raddoppio di Greco, mentre tutto intorno si consuma il delirio.
«Non possiamo sempre partire in svantaggio - dice all’intervallo - perché a volte puoi recuperare ma è più facile che accada come a Napoli e a Bologna che invece resti sotto».
Qualche tifoso lo ferma: «Mi fai un autografo», chiede un bambino. Un altro, un po’ meno bimbo gli mostra una foto dove il compianto super tifoso Manfredi indossa una maglia amaranto con la scritta: «Auguri Luca». Sili la guarda: «E chi se lo scorda», risponde restituendo lo smartphone.
Quando l’arbitro fischia l’inizio del secondo tempo al posto dell’attaccante c’è il fisioterapista del Livorno. Così è impossibile sapere come abbia esultato Sili quando Emerson ha messo dentro il gol del 3-2 e nemmeno che cosa si sia mangiato al pari di Cerci. L’ultima immagini del suo castigo è uno sguardo verso il cielo mentre imbocca la strada verso l’uscita dello stadio.
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