Gioco
L’arma illegale di nome Mario Gigena
27 punti e tanta leadership a Piacenza: il Don Bosco piace anche in trasferta. E ora il derby contro Montecatini
LIVORNO. Dan Peterson quando deve scegliere l’mvp in telecronaca esclude a priori quelli fuori categoria. E Mario Gigena è fuori categoria. Punto. Un’autentica arma illegale per la Dnb (ex B2), non tanto per il fatturato (che comunque è importante e a Piacenza sabato sera è stato a dir poco decisivo), bensì per l’impatto e la tranquillità che riesce a trasmettere ai suoi fidi, giovani e baldi scudieri. Già, perché di qualità il Don Bosco ne ha davvero tante, a cominciare dalla profondità di un roster capace sabato sera di mandare a referto tutti gli effettivi, dal regista Jack Sanguinetti (10, più 8 rimbalzi) alla rivelazione Benvenuti (altri 16, dopo i 27 con i quali ha spazzato via Piombino). Fattore “squadra”.
Il concetto non è assolutamente dei più semplici, anzi. Ma la creatura di Andrea Da Prato sembra reincarnarlo nei minimi dettagli. Nessuno, infatti, gioca per se stesso, per stropicciarsi gli occhi alla sirena e dire “caspita, 30-40 valutazione ma peccato abbiamo perso”.
No, nel dna del Don Bosco scorrono ben altri filamenti. Pensieri, appunto, di squadra, volti al bene comune e a un campionato che, diciamocelo in tutta sincerità, potrebbe riservare numerose sorprese e soddisfazioni. Di che genere? Intanto ambizioni di classifica, che andranno coltivate già da domenica prossima quando al Pala Macchia sbarcherà il Montecatini S.C. 1949, formazione spigolosa e imprevedibile (vedi il blitz ad Alessandria, e la sconfitta interna patita domenica al Pala Terme per mano della Edimes Pavia). Reazione e maturità. La componente fortuna, inoltre, nel basket conta eccome.
E allora ecco che rispetto alla precedente trasferta di Cecina (doppio errore di Sollitto dall’arco che sarebbe valso, a detta di molti, il sigillo), il Don Bosco in quel di Piacenza ha saputo reagire al break locale (seconda frazione) con la gestione oculata di ogni singolo possesso e la ricerca della miglior soluzione.
Morale della favola? Primo gioia esterna della stagione, e iniezione di fiducia impressionante sia a livello tecnico che, soprattutto, di consapevolezza nei propri mezzi. Il tutto guardando a una delle sfide più gustose e tradizionali del panorama cestistico toscano; va bene, non ci saranno German Scarone o Charlie Bell ma il fascino di Livorno versus Montecatini era, è e rimarrà tatuato sul cuore di moltissimi appassionati. E in tal senso, e il Don Bosco sta dimostrando di meritarlo, non sarebbe male riammirare il pubblico delle grandi occasioni. Perché è un dato di fatto, che senza la passione dei livornesi il basket non è più quello che intendiamo noi.
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