Gioco
«Un po’ ingenui, ma abbiamo giocato bene»
Nicola elogia i suoi: «Creato tanto, i risultati arriveranno. Duncan a sinistra? Mi è piaciuto molto»
LIVORNO. Davide Nicola, quanto fa male perdere così?
«Molto, anche perché abbiamo disputato una buonissima partita. Nei primi venuti minuti eravamo leggermente contratti, poi abbiamo acquisito fluidità di manovra e nel secondo tempo ho visto pure la sana ignoranza agonistica, quella che ti porta a forzare la giocata e magari ti consente di costruire occasioni da gol».
Alla Samp sono state lasciate le briciole. In difesa non siamo mai andati in sofferenza...
«Sì. Se fossimo stati meno impetuosi avremmo evitato anche i due rigori. Siamo stati ingenui. A Verona fu ingenuo qualcun altro e ora ci mancano due punti in classifica, anche se il nostro cammino è di tutto rispetto e in linea con il nostro obiettivo».
L'esperimento di Duncan a sinistra ti ha convinto?
«Molto. Nella valutazione non mi faccio condizionare dall'episodio del rigore. Alfred in questa partita si è preso mille iniziative e insieme a Greco ha costituito una catena di sinistra molto interessante».
Benassi dal primo minuto?
«È un mezzala che ha visione di gioco e i tempi degli inserimenti. Noi abbiamo una seriE di giocatori che dobbiamo aspettare e far crescere. Benassi è uno di questi. Borja, un altro. Questa è la nostra realtà. O si prendono giocatori pronti oppure dobbiamo accompagnare i nostri ragazzi nel loro processo di crescita».
Cosa ti ha convinto di più della prestazione dei tuoi ragazzi?
«Abbiamo occupato molto bene gli spazi. Secondo me il dato più importante è che abbiamo mostrato una identità di gioco e di squadra ben precisa. E alla lunga, sulla base di questo presupposto, i risultati devono arrivare».
È mancato qualcosa in fase di finalizzazione. Sei d'accordo?
«Siamo stati meno cinici e meno pratici di altre volte. Ma abbiamo creato tanto, siamo stati per molti minuti nella loro metà campo e le statistiche finali dimostrano che il Livorno ha fatto di più della Sampdoria per vincere. Sarei preoccupato se non avessimo prodotto nulla. Non è così».
Fabrizio Pucci
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