Il Tirreno

Livorno

Carrarese sterile, il Venezia ringrazia

di Massimo Braglia
Carrarese sterile, il Venezia ringrazia

Veneti a segno su rigore a fine primo tempo e poi mai pericolosi, azzurri in progresso di gioco ma da 6 turni non segnano

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CARRARA. Stadio dei Marmi ancora tabù, il Venezia in pratica con un solo tiro in porta - il rigore decisivo - si prende i tre punti, e così gli azzurri, a secco da sei giornate, nel confronto con l’anno scorso (quando vinsero la prima partita alla settima) hanno solo 2 punti in più.

Eppure la Carrarese era partita con un piglio diverso, cercando di pressare con una certa continuità, grazie anche al ritorno al 4-3-1-2. Subito al 2’ Belcastro impegna in angolo Vigorito, in generale è la Carrarese a fare la partita, anche per togliere ossigeno allo spauracchio Cori, ex di turno. Dettori, dietro le punte Mancuso e Merini, porta qualità a ridosso dell’area, i veneti capiscono l’antifona e si chiudono a riccio, affidandosi in pratica solo a lanci lunghi. Gli azzurri di Braghin finalmente riescono a portare un pressing alto, al 10’ punizione dal limite, macchinosa, il destro di Belcastro finisce sulla barriera. Bella l’iniziativa di Merini al 27’, tiro rasoterra velenoso, Vigorito non trattiene, poi con un colpo di reni anticipa Mancuso che era pronto al tap-in vincente.

La reazione del Venezia è tutta in una punizione fuori di poco di Bertolucci, mentre è ancora Dettori al 35’ a sfiorare il gol con un destro fiondato.

Poi, al 41’, l’ingenuità: su una palla che andava verso l’esterno, Videtta spintona platealmente Bocalon, rigore netto, lo stesso Bocalon spiazza Nodari. 0-1, così è il calcio, il Venezia si ritrova avanti senza aver mai tirato in porta.

Una beffa per il volume di gioco espresso, ma resta il problema della sterilità offensiva. In avvio di ripresa, dentro Battistini per Videtta, Braghin prova il 3-5-2 con Bregliano a sinistra, Tognoni largo a destra, ma il Venezia continua nel suo atteggiamento molto chiuso, cross da tutte le posizioni per Cori nel tentativo di far salire la squadra.

In pratica, è un monologo, la Carrarese tiene palla, il Venezia sta rintanato e approfitta di qualche errore di misura degli azzurri, che arriva puntuale. Splendido al 10’ il destro di controbalzo di Dettori, ma Vigorito si supera di nuovo andando a togliere la palla dal “sette”. Ci prova anche in rovesciata Merini al 14’, ma il problema è che la manovra è prevedibile, un po’ lenta, e dietro i veneti concedono pochissimo.

Braghin prova anche Pescatore e Cellini (ma al posto di Dettori, da trequartista, non rende), mentre sull’altro fronte Dal Canto rinuncia a Cori, ma vere occasioni non ce ne sono. Tanti cross, nei quali l’ex Pasini e Di Bari hanno gioco facile, ci vorrebbero più velocità, più intensità, ma la squadra si incarta, involuta, demoralizzata. Fare gol è come scalare l’Everest, per questa Carrarese mediocre.

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