Il Tirreno

Livorno

Al Picchi ecco «Spuma» per Bardi e Ceccherini

di Federico Lazzotti
Al Picchi ecco «Spuma» per Bardi e Ceccherini

Cesare Prandelli, ct della nazionale preferisce Livorno alla sfida del Franchi Tra sorrisi, sigari e foto lascia lo stadio a un quarto d’ora dalla fine

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LIVORNO. Sabato pomeriggio quando Cesare Prandelli - professione commissario tecnico dell’Italia ai prossimi mondiali di calcio in Brasile - ha annunciato che sarebbe venuto al Picchi per Livorno-Sampdoria, in molti hanno sgranato gli occhi. «Come? Non va a vedere Fiorentina-Juve?», si sono domandati pensando al passato e al possibile futuro del ct.

Alcuni opinionisti calcistici di fama internazionale hanno anche cercato di concentrare tutte le teorie su questa scelta sorprendente in un istant-book da allegare alla rivista “I dubbi amletici del tifoso”, ma per fortuna, nella notte, si è bloccata la rotativa che avrebbe dovuto stampare l’allegato e il progetto editoriale è saltato.

Forse è per questo dubbio irrisolto che nel prepartita all’Ardenza, più che sul ballottaggio tra Emeghara e Siligardi al fianco di Paulinho, le domande riguardavano l’attesa per l’arrivo di Prandelli allo stadio.

«È qui», sospirava qualcuno che ha accesso al privé intorno alle 14. Le talpe nella pancia del Picchi raccontano di un lungo colloquio con Attilio Perotti, direttore generale degli amaranto. Di cosa avranno parlato? La naturalizzazione possibile di Paulinho? Il futuro di Ceccherini? Il mal di pancia di Benassi all’esordio dal primo minuto in serie A?

L’unica verità è che Prandelli, l’allenatore del codice etico nel calcio, l’uomo che non nasconde le rughe dei dolori, si presenta da solo nella tribuna vip un minuto prima del calcio d’inizio. Per raggiungere il suo posto fa lo slalom tra il sigaro del presidente della Samp Garrone (non male gli occhiali) e quello del sindaco Alessandro Cosimi, prima di mettersi a sedere in prima fila: camicia di jeans, sotto ad un completo grigio. Alla sua destra Aldo Spinelli con l’immancabile incerato giallo canarino (non ha portato fortuna), a sinistra il vicepresidente del Livorno Silvano Siri. «Prandelli, Prandelli - urlano da basso - Spinelli è il numero uno». Cesare da Orzinuovi, provincia di Brescia, sorride. In tribuna cominciano ad arrivare i primi risultati dagli altri campi: la Juve in vantaggio, il Verona pure, il Bologna sotto di due gol. Prandelli non fa una piega, ascolta Sciù Aldo e guarda la partita fino a quando Celi non manda le due squadre negli spogliatoi. Una foto con un giovane tifoso, una stretta di mano. Poi di nuovo al suo posto prima di alzarsi a un quarto d’ora dalla fine con la Samp in vantaggio, salutare e andarsene. «Va a Torino per vedere l’Inter».

Al Picchi gli addetti ai lavori dicono che fosse venuto per visionare le baby promesse azzurre Gabbiadini e De Silvestri, ma anche Bardi, Ceccherini e Benassi.

La verità è che Cesare Prandelli ha scelto Livorno per fare pace con quel soprannome che si porta dietro da quando aiutava suo papà nell’azienda di bibite: per tutti lui era solo “Spuma”. Così dopo aver provato col panino al lampredotto, gli hanno parlato del 5&5 e voleva assaggiarlo a tutti i costi.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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